TiSin, cosa non quadra?

SwissTXT / pab

16.9.2021

Nella foto Nando Ceruso durante la presentazione nuovo Contratto Collettivo di Lavoro delle industrie. © Ti-Press / Francesca Agosta
Nella foto Nando Ceruso durante la presentazione nuovo Contratto Collettivo di Lavoro delle industrie. © Ti-Press / Francesca Agosta
© Ti-Press / Ti-Press

Sharon Guggiari, avvocata esperta di diritto del lavoro: «Non tutti i sindacati possono sottoscrivere dei CCL»

SwissTXT / pab

16.9.2021

Continua a far discutere la vicenda del contratto collettivo di lavoro (CCL) firmato da tre aziende del Mendrisiotto e dal sedicente sindacato TiSin per evitare di introdurre il minimo salariale.

Nei giorni scorsi, il presidente Nando Ceruso si è difeso, dicendo che si tratta di un CCL come un altro, riporta la RSI. Ma non sembra essere così. Partiamo da una premessa: siamo nell'ambito del diritto privato e parliamo di contratti collettivi aziendali. Contratti la cui sottoscrizione presuppone uno scambio di volontà tra le parti.

La RSI ha interpellato in modo generico e senza entrare nel caso specifico Sharon Guggiari, avvocata esperta di diritto del lavoro. «Le parti sono uno o più datori di lavoro e l'associazione dei lavoratori. I lavoratori non sono mai parte dei CCL». «Il presupposto è che le associazioni che rappresentano i lavoratori devono rispettare determinati criteri dettati dalla dottrina e dalla giurisprudenza. O meglio: non tutti i sindacati possono sottoscrivere dei CCL» spiega ai microfoni della RSI.

«Sono almeno due le condizioni non rispettate»

Nel caso di TiSin, che ha siglato il contratto con l'associazione Ticino Manifacturing in rappresentanza delle tre aziende, sono almeno due le condizioni non rispettate, si legge sul portale della RSI. La prima è il peso sociopolitico: per poter sottoscrivere un CCL il sindacato deve avere un numero di membri sufficiente, risorse economiche ed esperienza. Secondo il sindacato UNIA, gli affiliati a TiSin sono qualche decina. La RSI ha girato la domanda al presidente Nando Ceruso: «I dati li daremo quando sarà opportuno».

La seconda condizione che deve rispettare un sindacato per poter firmare un CCL è l'indipendenza economica dal datore di lavoro. TiSin - così si legge proprio nel contratto - riceve un contributo di solidarietà versato direttamente dal datore di lavoro. Stando così le cose, il contratto sarebbe nullo. Tornando al discorso generale, chiediamo all'esperta Sharon Guggiari chi controlla la validità di questi contratti.

Cosa può fare il lavoratore?

«Non sono esaminati da un'autorità statale», spiega alla RSI. «Il lavoratore potrebbe fare due cose. Un'azione giudiziaria rivendicando il salario minimo davanti al giudice. La seconda è quella di segnalare il caso all'ispettorato del lavoro, che poi valuterà se si è in presenza o meno di un valido CCL sottoscritto. E se non dovesse essere l'ipotesi, eventualmente prendere le misure del caso».

La RSI ha provato a contattare l'Ispettorato del lavoro per capire se questa procedura sia stata avviata, ma al momento non è giunta una risposta. Molte sono le domande aperte. Tra queste cosa sia TiSin. Ad aggiungere altra carne al fuoco, una sentenza del Tribunale federale che determina come in un sindacato non ci possano essere rappresentati imprenditori, riporta la RSI. Nando Ceruso compare sul Registro di commercio come amministratore di due società. Così come è imprenditore il leghista Boris Bignasca, membro di TiSin insieme alla collega di gran consiglio Sabrina Aldi. E proprio sui banchi del Gran Consiglio approderà il tema la prossima settimana.