Tagli da UBS, Pedrotti: «Decisione sofferta, ma inevitabile»

ATS / pab

14.1.2020 - 18:40

Il direttore regionale di UBS Luca Pedrotti
Ti-Press

«Licenziamo per una gestione oculata dei costi, ma ciò non significa che la piazza finanziaria ticinese è in crisi»: così il direttore regionale di UBS Luca Pedrotti sui 22 tagli nelle filiali di Lugano e Chiasso fra chi lavora con la clientela italiana, da tempo in calo, annunciati lunedì.

Per la maggior parte dei dipendenti toccati, la banca ha previsto un piano sociale della durata di un anno. Una minima parte ha invece beneficiato di un prepensionamento.

«Sono figure di alto profilo, quelle che gestiscono la clientela al fronte, le persone toccate dai licenziamenti che UBS ha effettuato in Ticino», ha spiegato ancora ai microfoni della RSI il direttore regionale, aggiungendo che si è trattato di «una decisione sofferta, ma inevitabile per una gestione oculata dei costi, tanto che l’esercizio è in corso anche nel resto del Paese».

La preoccupazione di Natalia Ferrara

Alberto Petruzzella, presidente dell'Associazione bancaria ticinese, ritiene che «lo stato di salute del settore è buono e che soprattutto chi si concentra sulle attività bancarie tradizionali ottiene risultati positivi. Meno bene, da anni, lo abbiamo detto, va chi si occupa di gestione patrimoniale internazionale. Licenziamenti nel settore non sono comunque mai una buona notizia».

Natalia Ferrara, responsabile per il Ticino dell'associazione degli impiegati di banca, si è dichiarata in disaccordo con la decisione del numero uno bancario elvetico e aggiunge: «Bisogna mettere un freno alla riduzione, che dura purtroppo da anni, della forza lavoro sulla piazza finanziaria ticinese. Si tratta di ulteriori 22 impieghi che vanno persi».

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