Una cura per il COVID-19 in arrivo da Bellinzona

SwissTXT / pab

19.5.2020

Immagine d'illustrazione
Keystone

Se alcuni centri di ricerca del mondo lavorano a un vaccino per il coronavirus, altri stanno invece cercando una cura. A Bellinzona, la Humabs BioMed sembra esserci vicina.

L’azienda, nata come startup dall’Istituto di Ricerca in Biomedicina di Bellinzona e ora parte della multinazionale Vir, sta infatti lavorando a una possibile cura basata su anticorpi monoclonali.

L’idea, spiega la RSI che ha intervistato il direttore Filippo Riva, è quella di isolare gli anticorpi prodotti dalle persone guarite, individuare quali funzionano meglio e produrli industrialmente per l’utilizzo in medicamenti.

Sperimentazione sui pazienti entro fine estate

Il processo sembra andare a gonfie vele, tanto che l’azienda punta a iniziare la fase 2, la sperimentazione sui pazienti, entro la fine dell’estate. Le tempistiche sono ristrette: la sfida è trovare un paese dotato di un sistema legale che permetta di muoversi velocemente attraverso le fasi della sperimentazione.

Al centro del lavoro degli scienziati c’è un anticorpo, identificato su un paziente che era guarito dalla SARS del 2003, che sembra essere efficace anche contro il nuovo coronavirus. La sua particolarità è che ha un’emivita molto estesa: in altre parole, sopravvive a lungo nel sangue, il che significa che si potrebbe anche somministrare preventivamente, come se fosse un vaccino.

Nel frattempo, le ricerche della Humabs sono state utili anche per un altro scopo: le stesse tecniche sviluppate nell'ambito della ricerca di una cura hanno permesso all'EOC di svolgere i test sierologici sul personale ospedaliero: più di 4'700 test che hanno stabilito un tasso di contagio del 10%.

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