Manifestazione a Lugano

Violenza domestica: «Poche le donne che denunciano»

SwissTXT / red

26.11.2022

Immagine d'illustrazione
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archivio Ti-Press

È l'affermazione del collettivo «Io l'8 ogni giorno», che sabato a Lugano ha manifestato per sensibilizzare la popolazione.

SwissTXT / red

26.11.2022

In Ticino sono ancora troppo poche le donne che hanno il coraggio di denunciare gli abusi subiti. È quanto sostiene il collettivo «Io l'8 ogni giorno» che sabato ha organizzato a Lugano una manifestazione per sensibilizzare la popolazione sul tema.

Nel nostro cantone infatti, stima il collettivo, avvengono mediamente quattro interventi giornalieri di polizia per scongiurare situazioni di violenza domestica. Una casistica preoccupante, «senza considerare che in Svizzera abbiamo più di 20 casi di femminicdio all'anno», completa ai microfoni della RSI Zita Albergati, membro del collettivo.

Troppi casi e troppe poche denunce: è questo il motivo che ha spinto l'organizzazione a promuovere un momento di sensibilizzazione, mettendo in particolare l'accento sulla violenza sulle donne.

La Casa delle Donne accoglie chi ha dovuto lasciare la casa

A questo riguardo, un caso esemplare è l'attuale affollamento della Casa delle Donne, struttura sottocenerina che accoglie donne e bambini che hanno dovuto abbandonare il proprio domicilio per preservare la loro incolumità.

Barbara Stämpfli, del comitato «Associazione Consultorio e Casa delle donne», racconta la situazione nella struttura all'emittente di Comano: «In questo momento ci sono cinque donne e quattro bambini».

E, descrivendo le condizioni delle operatrici, dice: «Abbiamo delle lavoratrici che lavorano moltissimo perché non c'è solo la Casa delle donne, ma anche il Consultorio, e quindi molto spesso le educatrici sono un po' logorate dal lavoro».

Necessità di potenziare strutture e risorse

Un esempio che ripropone la necessità, ribadita anche dal Piano d'azione cantonale contro la violenza domestica, di potenziare strutture e risorse. Infatti anche l'aumento di alloggi protetti e un numero di telefono centrale per l'aiuto alle vittime restano esigenze sentite.

Tra le rivendicazioni manifestate sabato c'è anche la richiesta al Parlamento svizzero (perché se ne discute alle Camere federali) di adottare il principio del consenso reciproco per definire lo stupro nel diritto penale.

«Attualmente tutto il peso è sulle spalle delle vittime», spiega a questo riguardo Debora de Carli. «Le vittime devono dimostrare di essersi difese con i pugni e con i calci e di aver apertamente detto no al rapporto sessuale».

«Se il consenso fosse ancorato alla legge - precisa sempre De Carli - entrambe le parti in causa dovrebbero liberamente dare il loro consenso all'atto sessuale e tutti sarebbero liberi di poter decidere cosa vogliono fare e cosa no del proprio corpo».

In piazza anche un gruppo di donne curde. Oltre alle loro condizioni nella terra d'origine sono state ricordate anche le condizioni di tutte le donne straniere vittime di guerra (come in Ucraina) o di regimi dittatoriali e repressivi come in Iran.