Covid: «Siamo vicini al triage dei pazienti, serve un'inversione di tendenza»

pab / ATS

7.12.2021

Gli esperti della Confederazione hanno fatto il punto della situazione sulla pandemia. La prospettiva è tutt'altro che rosea. In molti ospedali i letti di cure intense sono esauriti. Per gli esperti: «Serve un'inversione di tendenza» altrimenti dovrà entrare in funzione il triage. L'esercito è pronto a scendere in campo per dar man forte alle autorità civili. 

pab / ATS

7.12.2021

Oltre a Virginie Masserey, responsabile della sezione controllo delle infezioni all'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), hanno preso la parola anche Rudolf Hauri, medico cantonale di Zugo e presidente dell'associazione nazionale dei medici cantonali, Urs Karrer, vicepresidente della Task Force scientifica della Confederazione come pure il Brigadiere Raynald Droz, Capo di stato maggiore del Comando Operazioni.

«Limiti quasi raggiunti»

Il sistema ospedaliero svizzero e le amministrazioni cantonali stanno raggiungendo sempre più i loro limiti. La riduzione della qualità delle cure non è «troppo lontana», e con essa il rischio di dover selezionare i pazienti.

Il campanello d'allarme è stato suonato oggi da Rudolf Hauri: «Il motore è ormai surriscaldato», ha detto Hauri. Un raffreddamento duraturo non è in vista. Secondo Hauri, l'aumento del numero di casi è ancora molto dinamico. Nei test ripetitivi nelle scuole di Zurigo, per esempio, la percentuale di infezioni rilevate è da venti a trenta volte più alta di prima.

«La responsabilità è di tutti»

Secondo Hauri, questa evoluzione non è inaspettata. Il rischio era già noto quando, una volta che sono stati vaccinati tutti coloro che lo hanno voluto, è stata avviata la fase di normalizzazione.

A questo punto non serve a nulla incolpare gli altri, ha sottolineato Hauri. La responsabilità è di tutti: tutti possono essere colpiti, perché chiunque può trovarsi nella situazione di dipendere dalle cure ospedaliere.

«Conseguenze per tutti»

Se lo sviluppo epidemiologico non viene rallentato rapidamente, questo avrà conseguenze per tutti i pazienti, ha proseguito Urs Karrer, vicepresidente della Task Force scientifica federale.

Negli ospedali vengono oggi curati due gruppi di pazienti, ha aggiunto Karrer, che è pure primario per le malattie infettive all'ospedale cantonale di Winterthur (ZH). Da una parte persone tra i 40 e i 70 anni che non sono state vaccinate nonostante i fattori di rischio.

Il secondo gruppo, più ampio, comprende invece persone tra i 70 e i 90 anni che soffrono di molte malattie pregresse e non hanno ancora ricevuto la terza dose di vaccinazione.

«Il triage è vicino»

«Possiamo correre ai ripari con la vaccinazione e i richiami, preferibilmente prima di Natale», ha detto Karrer. Attualmente, ci sono 263 persone nei reparti di terapia intensiva. Se la tendenza non si inverte presto, la soglia critica di 400 pazienti nelle cure intense potrebbe essere superata prima della fine di dicembre.

A quel punto scatterebbe il triage dei pazienti: gli standard abituali delle terapie non potrebbero essere assicurati, ha detto l'infettivologo. I dati dell'anno scorso hanno mostrato che in un simile caso, bisognerà fare i conti con un aumento della mortalità fra i pazienti Covid.

«Lo sviluppo può ancora essere influenzato positivamente», ha sottolineato Karrer. In Germania e in Austria, con un livello di immunizzazione simile a quello della Svizzera, le infezioni sono diminuite grazie alle misure per ridurre i contatti.

«Quali siano le misure appropriate è una questione che riguarda le autorità e i politici», ha proseguito Karrer. In una tale situazione, la velocità di attuazione è cruciale. L'effetto delle misure introdotte ieri si vedrà soltanto fra dieci giorni.

Esercito già in campo questa settimana?

Una mobilitazione dell'esercito a sostegno di ospedali e cantoni potrebbe iniziare già questa settimana. Saranno mobilizzati fino a 2.550 militi.

L'esercito è pronto per essere impegnato dove sarà necessario, nel rispetto del principio di sussidiarietà, ha affermato martedì Raynald Droz, capo di stato maggiore del comando delle operazione.

Se il Parlamento lo approva, conta su un'attuazione del piano d'azione a partire da questa settimana. I Cantoni Giura, Neuchâtel e Vallese hanno chiesto il sostegno dell'esercito, ha confermato Droz.

I militi potranno essere impiegati per le cure, la logistica e la campagna vaccinale, in particolare per la somministrazione della dose di richiamo a coloro che hanno ricevuto la seconda da oltre sei mesi.

I criteri per ottenere gli aiuti delle forze militari ha spiegato Droz, erano più flessibili durante la prima ondata, ora sono gli stessi dell'autunno, quando l'esercito ha effettuato la sua seconda missione di supporto alle autorità civili.

Pronti in breve tempo

Il brigadiere ha anche lanciato un appello via i media per i militi che sono disposti a iscriversi volontariamente via Internet per essere impiegati in questa nuova mobilitazione.

Già martedì mattina sono stati richiamati i soldati che effettuano il servizio di ferma continua nelle truppe sanitarie. Una trentina di militi infatti sono stati riuniti nella Caserma del Monte Ceneri. Non appena si avrà il nulla osta da parte delle autorità, partiranno per prestare servizio nei cantoni che hanno richiesto un loro intervento. 

Droz ha poi spiegato che le persone che risponderanno all'appello via internet, saranno già pronte in pochi giorni, il tempo di fare un piccolo aggiornamento di alcune istruzioni specifiche. Per mobilitare il grosso della truppa ci vorrà solo qualche giorno in più, ma anche questi militi saranno operativi nel giro di una settimana, una decina di giorni al massimo.

Attualmente, la Svizzera romanda ha un tasso di occupazione dei letti in terapia intensiva del 97%, il tasso più alto a livello nazionale, ha affermato in precedenza Andreas Stettbacher, delegato del Consiglio federale per il Servizio sanitario coordinato (SSC). Quest'ultimo raccoglie dati sulla capacità ospedaliera di oltre 150 ospedali e cliniche in Svizzera.

La situazione in cifre in Svizzera

In Svizzera, nelle ultime 24 ore, si sono registrati 9571 nuovi casi di Covid-19, secondo le cifre pubblicate dall'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP). Sono stati segnalati 28 nuovi decessi e 125 persone sono state ricoverate in ospedale.

Per quanto riguarda il sud delle Alpi, in Ticino sono stati segnalati 188 nuovi casi che portano il totale dall'inizio della pandemia a 40'076. Non si registrano ulteriori decessi, per cui il numero totale delle vittime resta a 1017. Nei Grigioni, la pagina web dedicata all'evoluzione del Covidindica 206 nuove infezioni in 24 ore per un totale di 24'275. I decessi salgono a 213 (+2).