Bunker disponibili

In caso di emergenza tutti hanno un posto. Ma sarebbe sufficiente?

Di Andreas Fischer

17.5.2022

Una famiglia con quattro bambini sta provando a trasferirsi in un rifugio completamente ventilato con un sistema di filtri dell'aria integrato (posteriore sinistro) e una toilette a secco. (immagine illustrativa, archivio)
Una famiglia con quattro bambini sta provando a trasferirsi in un rifugio completamente ventilato con un sistema di filtri dell'aria integrato (posteriore sinistro) e una toilette a secco.
archivio KEYSTONE

La Svizzera è il campione mondiale nella costruzione di rifugi. La guerra in Ucraina dimostra come sarebbero improvvisamente necessari in caso di emergenza. E quindi al momento, molti comuni e cantoni stanno esaminando le loro disponibilità.

Di Andreas Fischer

17.5.2022

Alcuni di essi sono oggi usati come cantine, come locali per svolgere degli hobby o trasformati in sale prove, mentre per altri è necessario sgomberare qualche scaffale. Ma in caso di emergenza ogni svizzero può trovare posto in un rifugio.

La Svizzera è campione del mondo in fatto di bunker. In Germania, ad esempio, in caso di necessità per ogni posto in un rifugio dovrebbero lottare ben 170 persone. Perché con oltre 83 milioni di abitanti, ci sono «solo» 487.598 rifugi in 599 centri di accoglienza. È proprio così: il governo di Berlino ha rifatto un censimento solo poche settimane fa. I nostri vicini settentrionali guardano quindi alla Svizzera con un misto di invidia e riconoscimento.

Nel nostro Paese, infatti, c'è praticamente un eccesso di offerta. Ci sono circa 365.000 rifugi pubblici e privati con circa nove milioni di posti, ossia più di quanti abitanti abbia la Svizzera.

Dall'inizio della guerra in Ucraina, i cittadini chiedono però sempre più spesso quale sia il rifugio a loro destinato. A dirlo sono l'Ufficio federale della protezione della popolazione (UFPP), gli uffici cantonali responsabili della protezione civile e alcuni comuni, ad esempio quello di Argovia.

«Non sono necessarie misure speciali»

Ivo Bähni, portavoce dei servizi di sicurezza e soccorso di Zurigo, la città più grande della Svizzera con i suoi oltre 400.000 abitanti, non vuole dedurre lo stato d'animo generale della popolazione da singole e puntuali richieste di cittadini preoccupati.

Non c'è comunque motivo di farsi prendere dal panico. «Al momento non sono necessarie misure speciali per la popolazione», si legge a caratteri cubitali sui siti web delle autorità. E lo sottolinea anche Bähni a blue News: «La maggior parte della popolazione vive in edifici con rifugi propri».

In caso contrario, a Zurigo, sono disponibili rifugi pubblici nelle immediate vicinanze. Secondo l'UFPP possono essere raggiunti a piedi in non più di 30 minuti, ma nella maggior parte dei casi sono molto più vicini.

Le assegnazioni pubblicate solo «in caso di necessità»

Le assegnazioni concrete di rifugi non sono generalmente fatte in tempo di pace. Questo vale sia per le grandi città che per le piccole comunità.

«Un'assegnazione corrispondente da parte dei nostri servizi di sicurezza e protezione viene effettuata solo dopo una richiesta da parte dell'autorità federale competente», afferma la città di Zurigo. Lo stesso discorso vale per i comuni più piccoli.

Alcuni di loro fanno ovviamente delle eccezioni. Ad esempio, i piani di assegnazione provvisori per alcuni comuni di Zurigo e Lucerna possono essere consultati sul sito web schutzraumzuweisung.ch.

Alcuni rifugi «non sono allestiti»

Almeno altrettanto importante della domanda «Come arrivo al mio rifugio?», lo è quella «Cosa mi aspetta sul posto?». Quindi, in che condizioni sono i rifugi svizzeri?

Secondo diverse autorità, le condizioni dei rifugi sono essenzialmente conformi alle specifiche e vengono controllati regolarmente. Non ci sarebbero quindi interventi urgenti da effettuare.

«Purtroppo molti rifugi non sono attrezzati», afferma invece Thomas Halbeisen al «NZZ Magazin». Halbeisen ispeziona le condizioni dei rifugi per cantoni e comuni e ne verifica la funzionalità.

È particolarmente necessario sistemare i letti nelle aree di riposo e le strutture sanitarie nei servizi igienici a secco. Mancano nel 20-30% dei rifugi, secondo Urs Marti, responsabile della protezione civile di Zugo. Le cifre esatte però non sono disponibili.

«Non lasciateli cadere in rovina»

Non c'è da stupirsi che la Conferenza intergovernativa per gli affari militari, la protezione civile e i pompieri (CG MPP) chieda ora la conservazione a lungo termine e l'ulteriore sviluppo di queste strutture. Sono un mezzo essenziale per proteggere la popolazione in un conflitto armato, hanno sottolineato i direttori cantonali dell'Esercito e della Protezione civile in una conferenza stampa.

Secondo la CG MPP, occorre chiarire se e come i rifugi costruiti prima del 1987 possano essere conservati nel loro valore e adeguatamente attrezzati. Secondo Paul Winiker, la guerra in Ucraina dimostra «quanto rapidamente possa sorgere una minaccia per la popolazione». Il presidente della CG MPP si dice quindi, al «NZZ Magazin», a favore del riarmo. Urs Marti chiede inoltre che il sistema di protezione svizzero, «molto buono», «non venga lasciato cadere in rovina».

Il tempo utile per rendere agibile un rifugio privato esistente, sia esso nel frattempo stato trasformato in una sala prove o un locale per delle feste, è di cinque giorni. Un tempo che sembra essere generalmente troppo lungo. Secondo alcune autorità sarebbe quindi opportuno valutare il passaggio a un sistema con gradi di preparazione progressivi.