In ufficio: più sani e produttivi se lavoriamo in piedi

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18.10.2018 - 16:10

Source: Covermedia

Evitare di stare sempre seduti alla scrivania durante l’orario di lavoro può fare miracoli sia per il corpo che per la mente. Ecco perché.

Le scrivanie dall’altezza regolabile sono il futuro dell’universo lavorativo. Non solo per migliorare la postura e il livello di salute generale degli individui che lavorano al computer, ma anche per essere più rapidi, energici e produttivi. E allora via le sedie!, dicono gli esperti della Loughborough University e dell’Università di Leicester, nel Regno Unito, che hanno preso come campione 150 membri dello staff dell’NHS (il sistema sanitario britannico) normalmente seduti ad una scrivania per l’intero orario di lavoro.

Ad oltre la metà dei partecipanti è stata fornita una scrivania alta, a cui lavorare in piedi, e gli ordinari compiti da svolgere entro un determinato arco di tempo. Il resto del personale ha lavorato da seduto, come di consueto.

Dopo un anno, il team di ricerca ha osservato che gli individui al desk regolabile avevano ridotto drasticamente i tempi di lavoro, da 9.7 ore a 82.39 minuti al giorno. Questo gruppo, inoltre, non sentiva tanto la stanchezza come prima e godeva di un livello di energie più alto. Allo stesso tempo, era aumentata anche la produttività e la velocità nello svolgere le loro mansioni lavorative quotidiane. Ma non solo. Anche i problemi legati alla postura e l’apparato muscoloscheletrico avevano subito un miglioramento.

Dal questionario fornito a tutti i partecipanti, il team ha rilevato anche che il primo gruppo era meno propenso a soffrire di ansia, e la qualità della vita di questi partecipanti era generalmente migliorata.

Secondo l’associazione British Heart Foundation, le persone trascorrono praticamente tutto il tempo in ufficio sedute, cioè una media di 9 ore al giorno; un tempo lunghissimo, associato allo sviluppo di una varietà di problemi di salute tra cui le malattie cardiovascolari e il diabete.

Gli scienziati inglesi non hanno riscontrato differenze, invece, sul livello di soddisfazione degli impiegati, nelle loro funzioni cognitive o nei periodi di malattia richiesti nel corso dell’anno.

La ricerca è stata pubblicata nella rivista scientifica British Medical Journal.

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