Lena Häcki: «Sì, ma mai prima di una gara»

Bruno Bötschi

20.5.2020 - 17:01

«Si tratta dell'unica combinazione tra due sport fondamentalmente diversi: lo sci di fondo e il tiro al bersaglio. Diamo tutto ciò che abbiamo nella prova di sci di fondo prima di dover essere pienamente concentrati su quella di tiro».
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Lo scorso inverno Lena Häcki è risultata tra i migliori al mondo nel biathlon. In questa intervista l'atleta ci racconta di come è passata a questa disciplina attraverso il nuoto, ci parla del suo ragazzo e ci svela quale sport la spaventa.

Signora Häcki, oggi faremo un gioco domanda-risposta: nel corso dei prossimi 30 minuti, le porrò più domande possibili al telefono e lei risponderà preferibilmente in modo rapido e spontaneo. Se c’è qualcosa a cui non vuole rispondere, basta che dica «passo».

D’accordo.

Come sta?

Benissimo.

Dove si trova?

Dopo che la finale della Coppa del mondo di biathlon di Oslo è stata annullata a causa del Coronavirus, sono andata direttamente a Ruhpoldingen, in Germania. La mia residenza ufficiale è ancora a Engelberg, ma il mio ragazzo (il biatleta tedesco Marco Gross, ndr) vive a Ruhpoldingen e qui le possibilità di allenarsi sono eccellenti.

Come sarebbe una giornata nella vita di Lena Häcki ad aprile se non ci fosse l’epidemia di Coronavirus?

Io e Marco saremmo a Fuerteventura. Avevamo prenotato una vacanza per fare surf. Ora passiamo molto tempo a casa e ci alleniamo regolarmente per tenerci in forma.

A quanto pare le attuali misure igieniche non sono una novità per lei: in inverno le rispetta comunque.

Esatto. È importante stare in salute durante tutto l’inverno, perché ogni malattia fa soffrire il fisico. Infatti non diamo strette di mano, ma ci salutiamo con il pugno. Portiamo sempre con noi del disinfettante. Se una collega si ammala, si trasferisce in una stanza singola e non mangia neanche con noi.

Bruno Bötschi

Il redattore di «Bluewin» Bruno Bötschi intervista regolarmente personalità famose con un gioco di domande e risposte battezzato «Bötschi domanda». Vanta in questo senso una notevole esperienza. Per la rivista «Schweizer Familie», ha seguito per molti anni la serie «Traumfänger». A tal proposito, ha posto a oltre 200 persone la domanda: «Da bambini si hanno tanti sogni: se ne ricorda?». Ha pubblicato con la casa editrice Applaus Verlag di Zurigo il libro «Traumfänger», che è disponibile in libreria.

Quanto dorme in media?

In inverno ho bisogno di un po’ più di tempo di riposo per via delle competizioni. Dormo dalle nove alle dieci ore per notte.

E in estate?

Otto.

Chi la sveglia al mattino: la musica, la sveglia o il suo ragazzo?

Di solito la sveglia.

La mattina ha sempre la sensazione di praticare sport ad alti livelli da anni?

No, ogni tanto al mattino mi fanno solo un po’ male i muscoli.

«Ci sono sempre state, in passato, delle competizioni prima delle quali pensavo di essere in una forma straordinaria e che invece sono andate male. Il campionato del mondo dello scorso inverno ne fa parte».
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Cosa le ha insegnato sua madre riguardo alle persone?

Di essere aperta e amichevole con gli altri e non farmi influenzare da qualsiasi tipo di pregiudizio ancor prima di conoscere qualcuno di persona.

Un’abitudine che ha preso da suo padre?

Non riesco a stare ferma, devo sempre fare qualcosa.

Se le dico «casa», cosa le viene in mente?

Il paesaggio montano di Engelberg.

È vero che si è fatta tatuare il profilo delle vette Hahnen, Gross, Spannort e Chli Spannort?

Sì, sotto la caviglia destra.

Altri tatuaggi?

Un piccolo fiocco di neve.

Che cosa rappresenta?

Mia sorella.

Dove si possono trovare fioriture particolarmente belle a Engelberg?

Trovo meravigliosi i mughetti che in primavera fioriscono sui prati.

Si descriva in tre parole.

Positiva, sempre in movimento, allegra.

Canottaggio, sci, nuoto, arrampicata o snowboard: non esiste praticamente alcuno sport che lei non abbia provato. Esiste qualche sport che non le piace o che la spaventa?

Lo sci freestyle o il volo con gli sci non farebbero per me.

La «NZZ» ha scritto su di lei: «Potenza nella pista di sci di fondo, pausa al poligono di tiro. Potenza: questo corrisponde alla natura di Lena Häcki. Pausa: questo non fa parte della sua natura». È vero o no?

È vero.

Come è riuscita a entrare comunque a far parte dei migliori al mondo nel biathlon?

È stata necessaria molta disciplina e un lavoro su me stessa. Vorrei però ringraziare tutti gli allenatori che finora mi hanno accompagnato nel mio percorso di atleta.

È vero che è arrivata al biathlon attraverso il nuoto?

Sì. Avevo 14 anni quando la mamma di una collega del circolo di nuoto mi chiese se volessi fare sci di fondo o biathlon. Pensava che con la mia buona forma fisica questo tipo di sport potesse essere adatto a me. Poi una volta sono andata a fare un allenamento di prova ed è stato amore a prima vista. A un certo punto ho smesso di fare nuoto e ho fatto solo biathlon.

Cosa rende il biathlon così affascinante per lei?

Si tratta di una combinazione unica di due sport completamente diversi: lo sci di fondo e il tiro a segno. Nello sci di fondo si consumano tutte le proprie energie, ma nel tiro a segno bisogna essere nuovamente molto concentrati. Per arrivare tra i migliori al mondo, un atleta deve avere un talento eccezionale in entrambe le discipline. Poiché ci sono due discipline da completare in ogni gara, non è mai chiaro fin dall’inizio chi vincerà.

Cosa dice a chi ha problemi con le armi e che quindi non sopporta il biathlon?

Per noi biatleti, l’arma è un attrezzo sportivo. Non spariamo mai a un bersaglio che si muove o che è vivo. L’arma fa parte del nostro sport. Siamo tutti molti esperti nell’uso dell’arma e sappiamo esattamente come maneggiarla.

È possibile insegnare a una buona corritrice a sparare o a una buona tiratrice a correre?

Penso che si possa insegnare a una buona corritrice a sparare, ma deve anche avere un certo talento.

«Non riesco a starmene seduta tranquilla, mi serve sempre qualcosa da fare».
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A che punto prima dell'inizio di una gara tutto  inizia a svolgersi automaticamente?

Inizia già in albergo, quindi circa due ore e mezza prima della gara.

Durante la competizione: a quanto è il suo battito quando fa sci di fondo?

A circa 180. Tuttavia, a differenza di altri atleti, non indosso la fascia cardio durante le gare.

A quanto è il suo battito durante il tiro a segno?

A circa 160.

Lei stessa dice di essere piena di energia. Come riesce ad avere la meglio al poligono di tiro e a mantenere la calma?

Al poligono bisogna focalizzare tutte le proprie energie. Poi sparare viene quasi automatico, perlomeno la maggior parte delle volte.

Alle gare di biathlon sono regolarmente presenti decine di migliaia di spettatori: come riesce a fare in modo che le grida spesso assordanti non la distraggano dal suo compito?

A volte ho la sensazione di avere un interruttore in testa che posso premere per fermare le fonti di rumore esterne. Spesso mi è capitato di realizzare solo dopo aver sparato, non appena mi spostavo dal tappeto, che migliaia di spettatori si scatenavano nello stadio.

Per lei lo scorso inverno è iniziato splendidamente: nella gara individuale ha conquistato il suo primo posto sul podio. In passato è arrivata più volte vicina a questo traguardo. Quindi ha provato ancora più sollievo quando finalmente è riuscita a salire sul podio?

La gioia è stata enorme, anche perché ho conquistato il podio in una corsa a inseguimento. Avevo già ottenuto un buon risultato nello sprint il giorno prima, quindi ho potuto dimostrare in due gare di fila di essere in grado di ottenere prestazioni al top.

Anche nella staffetta, la scorsa stagione si è classificata per tre volte tra i primi tre.

Vivere e festeggiare insieme il successo è qualcosa di incredibilmente bello. Inoltre, il nostro quartetto quest’inverno ha scritto la storia: abbiamo conquistato il primo posto sul podio in assoluto per la squadra femminile svizzera.

Nella staffetta ha corso insieme alle tre sorelle Gasparin. Si sente mai «l’ultima ruota del carro»?

No, mai. Più che altro è il contrario: Aita, Elisa e Selina mi fanno sentire come se fossimo una famiglia. Sappiamo tantissime cose le une delle altre. Non siamo solo compagne di squadra ma anche amiche.

Di recente Aita Gasparin le ha fatto due complimenti alla televisione svizzera: «Lena Häcki è la nostra macchina da guerra e la nostra quarta sorella.»

Tra di noi c’è uno spirito di squadra incredibilmente forte. Sono fermamente convinta che sia stato questo spirito a rendere possibili i successi dello scorso inverno.

«Aita, Elisa e Selina mi fanno sentire in famiglia. Sappiamo talmente tante cose le une delle altre. Non siamo soltanto compagne di squadra, siamo anche amiche».
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Si è resa conto che, dopo i successi all’inizio dell’inverno, si trova ancora di più al centro dell’attenzione? Altrimenti qual è stato il motivo per cui non è riuscita a ottenere i migliori risultati durante la Coppa del Mondo ad Anterselva, in Italia?

È vero, da metà stagione ho avuto enormi problemi nelle competizioni singole al poligono di tiro. Fino alla fine della stagione, purtroppo non sono riuscita a capire il motivo esatto. Infatti mi ha dato doppiamente fastidio non poter partecipare alle ultime gare a causa del Coronavirus. Ora devo dimenticare al più presto i cattivi risultati della seconda metà della stagione e ricostruire la mia forma fisica nei mesi estivi.

Parlando della scorsa stagione, la sua allenatrice Sandra Furger ha detto: «Lena Häcki passa repentinamente da alti a bassi estremi. Questo richiede molta energia. Deve trovare una via di mezzo.»

L’affermazione di Sandra Furger non fa una piega. Nel corso delle ultime stagioni ho vissuto alti estremi ma anche bassi estremi. Una via di mezzo stabile renderebbe molto più facile la mia corsa per essere sempre tra i migliori al mondo.

È mai stata invidiosa di Dorothea Wierer, la star italiana del biathlon?

Invidiosa è la parola sbagliata. Direi piuttosto che la ammiro.

Il giocatore di tennis Rafael Nadal ha molti tic. Anche lei?

Cerco di non sviluppare alcun tic perché se mi dovesse capitare di non poter compiere quel determinato movimento, allora proverei subito una brutta sensazione.

A ogni gara ha sempre con sé un portafortuna.

Esatto. Durante una gara indosso sempre mutande rosa. Non c’è mai stata una Coppa del Mondo senza di loro.

Come interrompe un’intervista noiosa con un giornalista dopo una gara?

Uff, un’impresa difficile. In questi momenti cerco di rendere l’intervista più entusiasmante dando le migliori risposte possibili.

Ciò che si nota è che anche dopo un risultato apparentemente cattivo sembra che non smetta comunque di sorridere.

Penso che questo sia uno dei miei più grandi punti di forza. Inoltre, se in una gara le mie compagne di squadra ottengono un buon risultato, sono felice per loro, indipendentemente dal fatto che io abbia ottenuto un cattivo risultato.

È vero che se ottiene un brutto risultato dopo una gara rimane arrabbiata per massimo un’ora?

Seguo questa regola autoimposta già da molto tempo. Durante quest’ora scaccio via tutti i sentimenti negativi a prescindere dal fatto che sia furiosa, delusa o triste.

Come fa a sfogare la sua frustrazione?

A volte grido, a volte piango. Mi è già capitato di stare tranquilla per un’ora, di chiudermi in me stessa e di provare una sensazione opprimente di tristezza.

È brava a chiedere scusa?

Sì e no. Se riconosco un errore, mi viene facile scusarmi. A volte però riesco a essere davvero cocciuta e a quel punto posso metterci di più a chiedere scusa.

Il motto della sua vita, perlomeno secondo quanto si legge nella sua pagina Internet, è: mai arrendersi!

Aita Gasparin ha già detto che sono una combattente e quindi per me arrendersi non è un’opzione.

Quante gare di biathlon ha finora abbandonato durante la sua carriera?

Ancora nessuna. Anche quando avevo la gastroenterite e stavo da cani durante una gara, ho corso fino alla fine.

«È vero, a partire dalla metà della stagione ho avuto molti problemi al poligono di tiro. Purtroppo non ho potuto comprendere la vera ragione del problema finché la stagione non è stata annullata».
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La sua vittoria più grande?

Nella mia carriera di biatleta, finora ci sono due risultati che spiccano: il primo posto nella corsa individuale e il primo posto nella staffetta.

La sua sconfitta più grande?

In passato ci sono state delle gare prima delle quali pensavo di essere al top della forma e poi ho comunque fallito. Il Campionato mondiale dello scorso inverno fa sicuramente parte di queste competizioni.

Di solito lei è in viaggio praticamente senza sosta da aprile a novembre, da una gara all’altra. Ci sono dei momenti in cui viaggiare di continuo le pesa?

Finora no. Già da bambina viaggiavo volentieri e non avevo nostalgia di casa quando andavo ai campi estivi. Allo stesso modo, però, sono contenta quando posso essere di nuovo a casa. Spesso è solo al mio ritorno che mi rendo conto di quanto mi sia mancata la mia casa.

Da cosa riconosce uno svizzero all’estero?

Dalla pignoleria e dalla puntualità.

Le piacerebbe vivere da qualche altra parte oltre alla Svizzera e alla Germania?

Da nessuna parte: non rinuncerei alla mia patria così facilmente.

In linea di massima le piacciono le persone?

Sì.

Si può imparare la cortesia?

Sì, fino a un certo punto.

Come rallenta i suoi ritmi serrati?

Passando del tempo con il mio ragazzo, la mia famiglia e i miei amici.

Spa: sì o no?

Sì, ma mai prima di una gara.

Quale libro ha letto due volte?

Ci sono alcuni libri che ho letto due volte. Trovo molto affascinante il romanzo «Honest Illusions» di Nora Roberts.

Non lo conosco.

È la storia di una donna che incontra il suo grande amore, ma che poi deve lasciarlo di nuovo.

Lei colora dei mandala. Come mai?

Lo faccio soprattutto durante la stagione delle gare, quando devo ammazzare il tempo tra una competizione e l’altra. Colorare ha un effetto calmante.

Instagram: pubblica lei i contenuti o lo fa un’agenzia?

Lo faccio io.

Animale preferito?

Uff, è difficile… forse il cane.

Cantante preferita?

Sono una grande fan di Pink.

Il suo argomento segreto preferito?

Non ne ho. Direi che sono un libro aperto, parlo quasi di tutto.

E per finire facciamo un test sul talento: cara signora Häcki, dia un punteggio al suo talento. Zero significa nessun talento, dieci significa massimo talento. Il suo talento come donna delle pulizie?

Sette. Sono cresciuta in un hotel quindi ho imparato a pulire fin da piccola.

Cantante?

Due.

Quindi non canta sotto la doccia?

Mi piace cantare sotto la doccia o in macchina ma sono decisamente priva di talento.

Cuoca?

Cinque. E come pasticciera sette punti.

Che dolci le piace fare?

Tutti i tipi di cupcake.

Ballerina?

Sei. Da bambina ho praticato danza jazz e hip hop in un gruppo di danza.

Svizzera dell’anno?

Quattro. Credo che ci siano molte persone che meriterebbero questo riconoscimento più di me.

Karlheinz Weinberger, il fotografo svizzero dell’insolito

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