Diversi Mamma, papà e figlia in 19 m2: vivere in una «Tiny House»

hgm-press

19.3.2018

Da poco più di due anni, Robert e Samantha Garlow hanno deciso di rivoluzionare la loro vita. La coppia, residente a Yakima nello Stato di Washington, ha optato per una nuova tendenza immobiliare: il movimento «Tiny House», che conta un numero di adepti in costante crescita.

Per una cifra non superiore ai 25'800 franchi (fatta la conversione), Robert, architetto, e Samantha, infermiera pediatrica, hanno realizzato il loro sogno: avere una casa di proprietà. Certo, la superficie della loro nuova dimora non supera i 19 m2, ma per la coppia non ha importanza. L'aspetto cruciale del progetto sta nella possibilità di costruire personalmente la propria casa. Per quattordici mesi, tutti i loro week end sono stati dedicati al bricolage. In seguito, hanno donato le cose «superflue» ai loro amici e familiari, per trasferirsi infine nella nuova casa.

«Prima vivevamo in un grande appartamento. La temperatura era glaciale d'inverno e soffocante d'estate», ricorda Robert. «Oggi lo spazio a nostra disposizione è senz'altro ridotto, ma abbiamo tutto il necessario.» La nascita della loro bambina, Aubrin Sage, li ha posti di fronte ad una nuova sfida. «All'inizio pensavamo che non sarebbe andata bene. Tuttavia avevamo risparmiato così tanto denaro grazie alla nuova casa da poterci permettere di viziare il nostro piccolo raggio di sole, cosa che probabilmente non sarebbe stata possibile nella nostra situazione precedente.»

In seguito non sono più sorti dubbi. «Siamo diventati genitori per la prima volta e abbiamo sempre vissuto con nostra figlia nella "Tiny House", non conosciamo altra realtà. Il vantaggio di tale sistemazione, è che è impossibile perdere di vista la bambina», confida Robert.

Anche Samantha trova la vita famigliare in una «Tiny House» molto pratica: «Lo spazio non è la mia priorità. Mentre lo sono le nostre finanze. La realtà contemporanea ci spinge a cambiare spesso impiego e quindi a traslocare di frequente. Grazie a questa casa, possiamo lavorare di meno e mantenerci ugualmente a galla. Ci godiamo la vita con nostra figlia fino in fondo.»

Per fare in modo che la casa sia sempre consona ad ospitare la piccola Aubrin, la sua struttura viene spesso adattata allo sviluppo e ai bisogni della bambina. La casa evolve, quindi, parallelamente alla crescita di Aubrin. Inoltre, se l'abitazione dovesse un giorno risultare troppo piccola per la figlia, la coppia non esclude un ritorno alla normalità: «La casa nella quale viviamo deve essere adatta a tutti noi. Fintanto che al suo interno ci sentiremo a casa, vi resteremo.»

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