Come per i feriti di Crans-Montana Ecco perché le cure per i grandi ustionati sono molto complesse e lunghe

SDA

5.1.2026 - 10:21

In Svizzera gli ospedali specializzati per i gravi ustionati sono l'Ospedale universitario di Zurigo (in foto) e il CHUV di Losanna.
In Svizzera gli ospedali specializzati per i gravi ustionati sono l'Ospedale universitario di Zurigo (in foto) e il CHUV di Losanna.
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Medicazioni in anestesia, grandi quantità di liquidi, supporto psicologico: le cure per i grandi ustionati, come le vittime dell'incendio di Crans-Montana (VS), seguono un percorso complesso articolato in più fasi e possono durare mesi. A spiegarlo all'AFP sono due rinomati specialisti francesi.

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Keystone-SDA, Redazione blue News

Nelle prime ore, il paziente viene sedato – se non lo è già stato dai soccorsi – per consentire il posizionamento dei cateteri e l'esecuzione delle medicazioni.

«È spesso necessario pulire in profondità la pelle ustionata: l'operazione può durare dalle tre alle sei ore, o anche di più, a seconda della gravità, e avviene nell'area di rianimazione per le emergenze», spiega il professor Nicolas Bruder, responsabile del Centro interregionale mediterraneo per i grandi ustionati di Marsiglia.

L'ipotermia è un problema

«Nei primi giorni una delle principali preoccupazioni è l'ipotermia, perché i grandi ustionati non sono più in grado di regolare la propria temperatura corporea», aggiunge la professoressa Marie-Reine Losser, presidente della Società francofona di ustionologia, con sede a Parigi.

«Quanto più estesa è la superficie ustionata, tanto più il sistema cardiovascolare si destabilizza, con conseguente calo della pressione arteriosa. Per questo i pazienti vengono coperti con coperte riscaldate e trasportati in mezzi riscaldati».

Secondo la specialista, le ustioni da incendio sono le più gravi: «In un ambiente chiuso non si può sfuggire alle fiamme».

Ben 119 feriti, molti in gravi condizioni

L'incendio divampato nel bar «Le Constellation» di Crans-Montana nella notte di Capodanno ha provocato, secondo il bilancio diffuso venerdì dalle autorità, 40 morti e 119 feriti.

Circa una cinquantina di persone sono già state trasferite, o lo saranno a breve, all’estero, in centri specializzati per grandi ustionati.

«La maggior parte dei pazienti presi in carico presentava ferite gravi», ha dichiarato il direttore dell'Organizzazione cantonale vallesana di soccorso Fredy-Michel Roten.

I principali problemi sono le infezioni

Una volta in ospedale, il paziente viene ricoverato in un letto di terapia intensiva. Le medicazioni vengono effettuate quotidianamente e, dopo tre o quattro giorni, a giorni alterni, sempre in anestesia, nella stanza di degenza o in sala operatoria.

Le priorità sono il controllo del dolore – molto intenso in questo tipo di lesioni – e la prevenzione delle infezioni. «Se le ustioni si infettano, è necessario aumentare la frequenza delle medicazioni e applicare antisettici», precisa Bruder.

Il fumo inalato è un grave problema

Non sono rari anche problemi respiratori, infezioni sistemiche o insufficienza renale, che può richiedere la dialisi.

In caso di complicazioni, soprattutto polmonari, il paziente può restare sedato a lungo.

«L'inalazione di fumo e fuliggine può causare gravi difficoltà respiratorie e le ustioni scatenano reazioni infiammatorie molto importanti», spiega lo specialista. In presenza di inalazioni di fumo, viene somministrato anche un antidoto contro gli effetti del cianuro liberato dalla combustione dei materiali d'arredo.

Ci vuole un team specializzato per ogni paziente

Fondamentale è inoltre l'apporto di liquidi: nelle prime 24 ore possono essere somministrati fino a dieci litri di acqua, con il rischio, tuttavia, di complicazioni come l'edema polmonare.

Attorno al paziente opera un'équipe multidisciplinare composta da anestesisti rianimatori, infermieri e operatori socio-sanitari, cui si aggiungono successivamente fisioterapisti e chirurghi plastici specializzati in innesti cutanei.

«Il ruolo degli infermieri è cruciale: le medicazioni possono essere estremamente complesse e durare anche due ore», sottolinea Bruder.

Indispensabile un sostegno psicologico

La guarigione richiede anche un adeguato supporto nutrizionale. «Le persone anziane cicatrizzano meno efficacemente rispetto ai giovani e la prognosi è quindi più sfavorevole», osserva lo specialista, ricordando che anche fumatori, diabetici e soggetti immunodepressi presentano una capacità di guarigione ridotta.

Parallelamente deve essere avviato rapidamente un sostegno psicologico. «Tutti i grandi ustionati riportano un grave impatto psicologico, con stress post-traumatico e incubi», afferma Bruder.

«Alcuni sviluppano una depressione, altri reagiscono con grande determinazione e riescono a recuperare bene nel lungo periodo».

L'opzione della pelle coltivata in laboratorio

Per chiudere le ferite nel minor tempo possibile esistono due principali opzioni. La prima è il cosiddetto trapianto di cute a spessore parziale: «Si prelevano sottilissimi strati di pelle sana, spessi frazioni di millimetro, che vengono poi incisi con numerosissimi piccoli tagli», spiega Paul Fuchs, vicepresidente della Società tedesca di medicina delle ustioni.

La pelle viene quindi distesa, in modo da aumentarne la superficie, assumendo un aspetto simile a una rete. Questa «griglia» cutanea viene applicata sulla ferita e, col tempo, attecchisce, ma lascia cicatrici. Il processo può durare settimane o mesi.

Quando le ustioni interessano fino all’80% del corpo, è possibile ricorrere a pelle coltivata in laboratorio. Viene prelevata una piccola quantità di pelle del paziente, fatta crescere in laboratorio e successivamente trapiantata.

Il procedimento richiede fino a tre settimane e mezzo ed è molto costoso, motivo per cui viene utilizzato solo in casi selezionati. Non è invece possibile trapiantare pelle di un’altra persona, poiché verrebbe rigettata dall’organismo.

Necessari almeno 6 mesi per tornare a casa

Dopo diversi mesi in terapia intensiva, il percorso non è comunque concluso: il paziente dovrà affrontare un ulteriore periodo, anch'esso di mesi, in un centro di riabilitazione specializzato.

«Servono almeno sei mesi prima di poter rientrare a casa», conclude Bruder. In alcuni casi rimangono limitazioni funzionali permanenti, che possono richiedere un adattamento dell'attività lavorativa.

«Dipende dalla sede delle ustioni: su torace e addome le cicatrici possono essere esteticamente rilevanti, ma senza grandi conseguenze funzionali.

Diverso è il caso delle pieghe – ascelle, ginocchia, mani – dove possono insorgere retrazioni e deficit funzionali».