«Con la e-scuola rischio di esclusione e discriminazione»

SwissTXT / pab

6.4.2020 - 21:01

Immagine d'illustrazione
Ti-Press

«La scuola ticinese si è sempre fatta vanto del principio di equità, ma anche di essere una scuola inclusiva di qualità. È evidente che, nell’attuale condizione di emergenza, queste tre dimensioni sono a rischio».

Sono parole di Fabio Camponovo, presidente del Movimento della scuola, associazione di insegnanti, che riunisce varie centinaia di docenti ticinesi in vari settori.

Ma perché è a rischio, gli ha chiesto la RSI? «Per due ragioni: la prima è che la didattica a distanza di fatto impedisce quegli atteggiamenti di differenziazione che l’insegnate mette in atto quando si trova in classe e le tecnologie presentano un certo rischio di standardizzazione. La seconda ragione è che le condizioni famigliari sono le più varie possibili».

«Le tecnologie non sostituiscono l’insegnamento in presenza»

Come invita anche il DECS, bisogna dunque evitare che si creino situazioni di esclusione o di discriminazione verso chi proviene dai contesti più fragili e, secondo Fabio Camponovo, questa riflessione è stata introdotta un po’ tardi dalle istituzioni.

«Sembrava che tutto dipendesse dal funzionamento delle piattaforme informatiche. In realtà le nuove tecnologie giocano un ruolo importante se non altro nel poter mantenere un contatto, però non sostituiscono l’insegnamento in presenza».

Come può oggi la scuola agire al meglio?

E questo in particolare per quanto concerne il piano dell’empatia e della relazione interpersonale ma, data la situazione, come può oggi la scuola agire al meglio?

«Il meglio che possiamo fare è esserci nel contatto e nella relazione, non tanto per suggerire illusori percorsi di apprendimento, ma per offrire ai ragazzi la possibilità di esprimersi, di dialogare, di strutturare il pensiero, la giornata… Cerchiamo di far prevalere la dimensione educativa su quella istruttiva. Togliamoci però dalla testa, probabilmente, il pensiero di proseguire il programma e di valutare come se questa crisi non ci fosse».

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