Gobbi: «Siamo sulla cima della montagna, ora dobbiamo scendere con prudenza»

pab

28.5.2020

Il presidente del Governo ticinese Norman Gobbi
Ti-Press 

In questa fase dell'epidemia, per Gobbi, saranno importanti la responsabilità personale, i piani di protezione per le manifestazioni e la rintracciabilità delle persone. De Rosa annuncia la riorganizzazione del sistema sanitario. Le visite nelle case per anziani saranno di nuovo possibili. Merlani spiega l'andamento dello studio sierologico e del contact tracing.

Il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha iniziato il suo discorso con un rapido riassunto di quanto deciso dalle autorità federali martedì, rallegrandosi della situazione sanitaria in Ticino: «Finalmente, visti i numeri costanti di contagi bassi possiamo vedere un raggio di sole nel cielo: scalda l’animo e il cuore e ci permette di guardare con maggiore positività alla stagione estiva».

Dal 4 maggio il canton Ticino è allineato, ha ricordato ancora Gobbi, alle misure della Confederazione, dopo la chiusura della «finestra di crisi» concessa al Ticino. «Le misure prese da Berna sono in rapida evoluzione. Non tutte sembrano logiche, come quella di chiudere le discoteche a mezzanotte, ma è chiaro che si devono rispettare le regole perché è comunque importante mantenere un sistema di controllo. E questo anche perché il contact tracing in questa fase diventa ancora più decisivo.».

Piani di protezione e rintracciabilità

Insomma, ha continuato Gobbi «sembra che cambi molto perché da 5 si passa a 30 persone che si possono riunire spontaneamente, ma in realtà non cambia nulla. Il distanziamento sociale e le regole di igiene sono sempre in vigore.  Per le grigliate e le feste si devono garantire le misure di protezione e di rintracciabilità. Il virus non è svanito».

In questo senso il presidente del Governo ha ricordato che «i cittadini hanno dato prova di grande senso di responsabilità finora, e dovrebbero continuare a farlo. L’azione deve essere libera ma deve essere anche responsabile».

Il 6 di giugno, ha ricordato Gobbi, «riapriranno i campeggi. La Confederazione aveva qualche dubbio sui piani di protezione, visti i molti spazi in comune che ci sono in queste strutture, come le docce e i servizi igienici. Ma devo dire che i responsabili del settore hanno fatto un lavoro egregio, dando le rassicurazioni necessarie alle autorità».

Nuovo slogan: «Proteggiamoci. Ancora»

«Ma la rapidità con cui le misure restrittive sono state allentate, ha proseguito Gobbi, non significa abbassare la guardia, al contrario ora è fondamentale che il comportamento individuale e collettivo permetta di contenere la propagazione del virus, che rimane comunque tra di noi.»

«Andiamo avanti quindi con prudenza e responsabilità. Anche per questo lo slogan di questa nuova fase è "Distanti ma vicini. Proteggiamoci. Ancora" perché il continuare a proteggerci e tutelare i nostri cittadini, colleghi, familiari e colleghi nelle associazioni diventa un elemento capitale».

Poca chiarezza sulle frontiere con l'Italia

Gobbi, commentando positivamente la decisione di Berna di non aprire le frontiere con l'Italia il 3 di giugno come ha deciso Roma, ha poi confermato che lo stato di necessità rimarrà in vigore fino al 30 giugno.

Quello delle frontiere con l'Italia rimane però un tema caldo: Gobbi, che ha definito «adeguata» la decisione della Confederazione, ha specificato che ora anche Roma, parole pronunciate mercoledì da Luigi Di Maio, sembra guardare ora al 15 giugno per la ripartenza del turismo a livello europeo.

Le discussioni sono però ancora in corso e, come emerso dalla risposta alle sollecitazioni dei giornalisti, i dettagli restano da definire. Questo sia sulle date, che sui ricongiungimenti per le coppie non sposate, che sulle condizioni per il rientro di chi decidesse di passare la dogana prima di un ritorno alla normalità.

«Siamo in cima alla montagna, ora la discesa con prudenza»

Il presidente del consiglio di Stato ha terminato con una metafora montanara (non è la prima durante le sue conferenze stampa) per spiegare la situazione nella quale si trova il cantone.

«Abbiamo scalato la montagna più alta della Svizzera. Siamo in cima e siamo contenti. Ma  chi va in montagna lo sa benissimo: la discesa è la parte più pericolosa: le gambe sono stanche, si è soddisfatti e la concentrazione non è più al massimo. E poi si ha voglia di rientrare a casa, in cascina o in capanna. Ma proprio per questo si deve fare attenzione. La parola d'ordine rimane prudenza. E quindi: proteggiamoci. Ancora» ha detto Gobbi. 

De Rosa: «Teniamo alta la guardia»

Dopo il presidente Gobbi ha preso la parola il Direttore del Dipartimento della sanità e della socialità Raffaele De Rosa: «I dati dei contagi e delle ospedalizzazioni continuano a rimanere incoraggianti, anche a fronte delle importanti aperture dell’11 di maggio. Abbiamo sempre adottato, durante questa crisi, la politica dei piccoli passi, che assieme al grande senso di responsabilità della popolazione hanno permesso di schiacciare la curva dei contagi».

«Ieri  però il Consiglio federale, ha continuato De Rosa, ha deciso altri importanti allentamenti e ha cambiato il registro della comunicazione. Ritiene di avere in pugno e sotto controllo la situazione, pur riconoscendo come ambizioso il programma di allentamento attuato da fine aprile. Preferivo quando Berna si appellava a modestia e cautela.»

«È importante infatti continuare a chiedere alla popolazione molta attenzione su uso delle mascherine, misure di distanziamento sociale e di igiene per proteggere le persone più vulnerabili, come pure noi stessi», ha continuato il capo del DSS.

«Abbiamo l'opportunità di costruire un futuro migliore»

«Il Consiglio federale è consapevole che con queste aperture la percezione rischio si abbassa. Sta a noi autorità cantonali chiedere a tutti di mantenere la stessa attenzione avuta finora. La responsabilità di ciascuno farà la differenza per il futuro», ha ricordato De Rosa.

«Abbiamo l’occasione di costruire una nuova normalità, imparando a convivere con il virus, ma soprattutto dando priorità a ciò che conta davvero nella vita.»

Ospedali riorganizzati

De Rosa ha poi fatto il punto sulla situazione negli ospedali, annunciandone la riorganizzazione: «Questo contesto ci permette di riorganizzare ulteriormente il dispositivo ospedaliero, garantendo sempre tempi di reazioni rapidi qualora i contagi dovessero aumentare».

«Da oggi si riducono ancora i posti COVID nelle cure intense e in reparto, sia presso La Carità di Locarno che presso la Clinica Luganese Moncucco».

«Dal 18 giugno, ha specificato De Rosa, se la situazione rimane stabile come oggi, in totale saranno mantenuti 15 posti in cure intense, una cinquantina di posti in reparto, ancora alcuni posti in riabilitazione, in particolare presso la Clinica di Novaggio e alla Hildebrand di Brissago».

Riaprono i pronto soccorso a Faido e Acquarossa

Dal 15 giugno invece i centri di primo soccorso di Acquarossa e Faido saranno di nuovo agibili, con apertura diurna, sette giorni su sette, fino al 31 luglio. Dal primo di agosto ci sarà anche il sevizio notturno.

I mandati di ostetricia e neonatologia attribuiti all’ospedale regionale di Locarno torneranno ad essere in vigore dal primo luglio, mentre quelli attribuiti all’Ospedale di Mendrisio dal primo di agosto.

Mascherine a disposizione

De Rosa ha poi annunciato che il Consiglio di Stato ha reso obbligatorio per ogni operatore sanitario, ogni servizio e ogni struttura di stoccare un quantitativo minimo e stabilito di materiale di protezione (mascherine, camici monouso, occhiali, ecc. ecc.).

Le riserve di mascherine della farmacia cantonale nel frattempo sono state riempite e il consigliere di Stato ha invitato la popolazione ad acquistarle nei negozi in modo da proteggere se stessi e gli altri quando le misure di distanziamento sociale non possono essere garantite, anche in vista dei prossimi allentamenti delle regole, in modo da poter tornare alla nuova normalità in sicurezza.

Prima di passare la parola a Matteo Cocchi, capo dello SMCC, De Rosa ha specificato che i punti di controllo Covid (i cosiddetti check-point) sul territorio ticinese resteranno attivi almeno fino al 30 giugno.

Cocchi: «I controlli continueranno»

Matteo Cocchi nel suo intervento ha sottolineato a più riprese che in questa nuova fase di allentamenti sarà necessario rispettare le regole di igiene, distanziamento sociale e mascherine.

Lo Stato maggiore ha affermato che i lavori di controllo, ora che molte attività ripartiranno, continueranno. Da sabato inoltre, quando saranno possibili gli assembramenti fino a 30 persone, i monitoraggi saranno importanti.

Per questo sarà fondamentale il lavoro di prossimità delle polizie comunali che si fonderà sul dialogo e la sensibilizzazione. Come il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi anche Cocchi ha dichiarato che «la responsabilità personale è la base per ripristinare una vita normale».

Merlani: «Si può allentare gradualmente»

Dal canto suo il medico cantonale Giorgio Merlani, facendo il punto della situazione con le cifre della pandemia, ha spiegato che i numeri bassi di questi ultimi giorni non sono riconducibili a pochi test effettuati: «Si testa tanto ma si trova poco, ciò significa che il virus circola poco, ma circola, quindi la guardia dobbiamo tenerla alta».

«Ma non si può nemmeno continuare a tenere tutto chiuso. Ammetto, ha aggiunto Merlani, che ero preoccupato l'11 maggio con la riapertura simultanea di diverse cose. Ma dopo due settimane e mezzo, si è visto che ci si è mossi poco. La situazione rimane stabile. Continuiamo con prudenza ad allentare gradualmente». 

In 974 per lo studio sierologico

Merlani è poi passato a fare il punto sullo studio epidemiologico e sul contact tracing.

«Sulle 1500 persone contattate per il test sierologico 974 persone hanno aderito, 260 hanno rinunciato e 266 non hanno risposto nemmeno alla seconda sollecitazione, ha spiegato Merlani. I medici coinvolti sono 116, che fanno il test per capire l’andamento dell’impatto di questa patologia sul canton Ticino.

Ad oggi sono stati fatti più di 450 test. Ricordo che i test saranno fatti ogni tre mesi. I dati definitivi e significativi saranno comunicati quando saranno disponibili.

Dall'11 maggio 84 persone in quarantena

«L’indagine ambientale (contact tracing) si sta rilevando uno strumento efficace e proporzionato allo scopo, ha continuato il medico cantonale, grazie al fatto che i nuovi contagi sono pochi e anche perché, tranne degli scivoloni individuali puntuali di chi ha fatto delle cene nei giorni precedenti in cui le persone da contattare sono state sei o sette, in generale i contatti da controllare sono pochi. Questo ci permette di avere cifre relativamente basse».

A oggi sono seguite in isolamento 18 persone e 28 quelle in quarantena. In tutto solo state isolate, dall’11 maggio, 45 persone e 84 messe in quarantena.

Visite possibili nelle case per anziani dall'8 giugno

L'ultimo tema importante toccato da Merlani è stato quello delle case per anziani: «Anche se il virus può portare la devastazione nelle case per anziani, negli ospedali e nelle strutture per gli invalidi è anche vero che il contatto personale è fondamentale al benessere psicofisico e non possiamo derogare più a lungo».

«Se temiamo che una seconda onda può arrivare, se non apriamo adesso, non riapriamo mai più. Capisco, ha continuato Merlani, che tutti hanno avuto un po’ di mal di pancia alle riaperture delle scuole, e che  di fronte a questa misura può esserci la stessa sensazione perché si parla delle strutture dove ci sono le persone più fragili in assoluto,  ma l’importante è farlo bene, in maniera ponderata».

Una direttiva è in fase di finalizzazione e la data prevista è quella dell'8 giugno, ha spiegato poi il medico cantonale.

Vietato andare nei locali pubblici per i residenti

«Sarà obbligatorio mettere in atto un piano di protezione settoriale, con ad esempio, delle sale di visita, e si comincerà con le attività socializzanti a piccoli gruppi, il rientro negli istituti dei professionisti esterni». 

Saranno possibili anche le visite in stanza per gli ospiti che non possono uscire, con adeguati accorgimenti come mascherine e camici. Al massimo due persone alla volta. Il contatto fisico in questi casi sarà possibile, ma prima sarà obbligatorio rispettare le strette misure di sicurezza, oltre che i mezzi di protezione, in particolare la disinfezione delle mani.

Si potrà tornare anche a uscire, evitando locali e trasporti pubblici, e saranno possibili anche "vacanze" per esempio a domicilio di parenti, anche se seguite poi da una quarantena, ha terminato Merlani.

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