Paolo Ferrari: «Non bisogna guardare solo i numeri»

SwissTXT / pab

7.4.2020

il professor Paolo Ferrari, capo dell’area medica dell’Ente ospedaliero cantonale (EOC).
Ti-Press/Luca Crivelli

«Siamo in una fase calante della prima ondata in Ticino e questo sta avvenendo grazie alle misure introdotte, hanno permesso di contenere la diffusione del virus nella popolazione».

Il cammino verso il ritorno alla normalità sarà ancora molto lungo, ma il Ticino sta vedendo la luce, come conferma alla RSI il professor Paolo Ferrari, capo dell’area medica dell’Ente ospedaliero cantonale (EOC).

Le persone guardano le statistiche per trovare le risposte all'evoluzione dei contagi. «Ma il discorso è più ampio. Non bisogna guardare solo i numeri», aggiunge. «I dati più attendibili sono quelli dei decessi, dei ricoveri e delle guarigioni, mentre i test positivi dipendono molto dalle norme di contenimento prese nei vari Paesi». Inoltre, un fattore importantissimo è «il tempo in cui questi numeri si sviluppano», precisa ancora Ferrari.

In questo senso, guardando all’evoluzione della pandemia in rapporto a quanto è successo in Lombardia, il Ticino «è stato coinvolto due o tre settimane dopo e dovrebbe, secondo logica, trovarsi ancora in ascesa». Ma questo, come detto, «non è accaduto perché le misure sono state introdotte precocemente e possiamo affermare di aver guadagnato almeno una, se non due, settimane», precisa il capo dell’area medica dell’EOC.

Il numero di tamponi

Recentemente, in diversi Paesi, il numero dei tamponi effettuati ha suscitato diverse polemiche sulla reale casistica dei contagi totali nel mondo. «Innanzitutto, bisogna sottolineare come l’iter di rilevamento e analisi non sia così facile, pertanto è per forza un quantitativo limitato in relazione alla popolazione», spiega Ferrari.

«Il numero dei tamponi rispecchia la capacità di eseguirli, ma se guardiamo la situazione da un punto di vista statistico, il Ticino è il posto al mondo dove per milione di abitanti ne sono stati fatti più», prosegue, ricordando quanto già fatto notare a fine marzo.

La situazione nel resto della Svizzera

L’evoluzione della pandemia in territorio elvetico ha però uno scenario delineato. «I problemi più grossi si sono avuti nei cantoni romandi, ma anche loro sono in flessione. Nella Svizzera centrale la crescita è stata più lenta», continua l'esperto. «È vero che il Canton Zurigo ha anch’esso dei numeri importanti, ma è anche il più popolato».

Quasi sicuramente il coronavirus non avrà lo stesso impatto in Svizzera centrale perché, come sottolinea ancora Ferrari, «le misure restrittive sono state introdotte in maniera precoce. In questo senso possiamo dire che il Ticino ha dato una spinta all’introduzione delle stesse».

Nonostante ciò, siamo ancora lontani dal ritorno a una vita normale: «Il messaggio importante è che se si riesce a mantenere la distanza sociale si riesce anche a contenere la diffusione e quando ci sarà allentamento graduale delle misure dovremo imparare a vivere in modo differente. Non ci sarà il Cantone a proibirci le cose. Dovremo essere noi a fare nostri questi accorgimenti, come fossero una nuova attività quotidiana», evidenzia il capo dell’Area medica dell’EOC.

«Ci saranno sicuramente altri contagi, ma ci saranno meno pazienti e quindi ci sarà migliore capacità di assorbirli nelle strutture»,  conclude il professor Paolo Ferrari.

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