Delitto di Ascona

La difesa: «omicidio, non assassinio»

SwissTxt / pab

20.11.2019 - 12:26

Gli genti della scientifica sul luogo del dramma
Ti-Press / archivio

La difesa del 57enne macedone alla sbarra per aver ucciso la moglie ad Ascona si batte per una condanna per omicidio e una pena di 14 anni. 

Quello di Ascona è stato un omicidio intenzionale che va punito con una pena di 14 anni di carcere, ma non un assassinio.

A sostenerlo mercoledì mattina di fronte alla Corte delle assise criminali è stato il difensore dell'uomo alla sbarra perché nel giugno del 2017 uccise la moglie, sparandole varie volte e a distanza ravvicinata in un autosilo.

L'avvocato Niccolò Giovanettina al termine della sua arringa si è opposto decisamente alla richiesta di pena (20 anni di detenzione più l'espulsione dalla Svizzera) presentata lunedì sera dal procuratore pubblico Moreno Capella.

«Inchiesta lacunosa» ?

Ciò in virtù della qualifica del reato ma, pure, di un'inchiesta definita «lacunosa» che, ha sostenuto il legale di fronte alla Corte presieduta dal giudice Mauro Ermani, non ha indagato il vero scopo di quel gesto.

Le indagini, ha sottolineato, non hanno tenuto conto «delle sfumature di quel rapporto, conflittuale da tempo e della delicata situazione psicologica dell'imputato» e neppure di quanto vissuto dal 57enne dopo essere stato allontanato da casa: «disperato, abbandonato, senza mezzi psichici per affrontare quel periodo».

Centrale, per il patrocinatore dell'imputato, è la perizia psichiatrica realizzata sul suo assistito (tardi e su richiesta del Tribunale). Un parere specialistico dal quale emerge che la mattina del 23 giugno di due anni fa, l'uomo agì d'impeto, a causa di «sentimenti di perdita inaccettabili venuti alla luce per la morte della prima moglie, mai elaborata».

La sentenza forse in serata

Il legale ha motivato la sua richiesta anche sulla base del ripercorso della vita famigliare della coppia, nata su un'unione già fragile, un matrimonio avvenuto in forma «arcaica» nato in Macedonia e non «per sola volontà dell'imputato».

L'inchiesta, sempre secondo la difesa, non ha considerato l'evoluzione di un rapporto conflittuale da anni, l'apice, l'idea che la moglie potesse avere una relazione con il cognato.

La sentenza è attesa per la serata di mercoledì ma potrebbe anche slittare ai prossimi giorni.

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