Yasmin Boschetti: «Il vaccino anti-Covid? Da mescolare, non agitare»

Paolo Beretta

11.1.2021

Le prime vaccinazioni anti-Covid-19 in Ticino sono partite una settimana fa nelle case per anziani. Quali sono le principali sfide che gli operatori sanitari si trovano a dover affrontare in questa campagna vaccinale? Quali le difficoltà nel maneggiare un preparato così delicato, ma così prezioso?

Ha ancora il braccio leggermente indolenzito dall’iniezione del vaccino Yasmin Boschetti quando le poniamo le nostre domande. «Ma non è quasi nemmeno un fastidio. Va bene anche così. Forse perché l’ho usato molto».

E infatti per la Capo reparto cure del Centro Sociale Onsernonese (CSO), sede di Russo, gli ultimi due giorni di lavoro sono stati molto diversi e più impegnativi del solito. Con i suoi colleghi, divisi in due team (uno per sede), ha vaccinato i residenti e i collaboratori della casa per anziani.

Nella voce di colei che avevamo sentito a marzo nel pieno della crisi della prima ondata, non c’è un filo di stanchezza però. Anzi, si percepisce la grande soddisfazione: «È stato impegnativo, ma è andato tutto bene. Siamo sollevati». Forte di quest’energia, iniziamo l’intervista, realizzata per ovvie ragioni di sicurezza, al telefono.

Signora Boschetti, cosa avete pensato quando avete saputo dell’arrivo del vaccino?

È stata una buona notizia. Abbiamo pensato finalmente di avere in mano un’arma e non solo delle difese come le mascherine, le disinfezioni e la distanza sociale per proteggerci contro il Covid-19. C’è stato, come è normale, un po’ di timore all’inizio per un farmaco nuovo. Abbiamo discusso molto fra di noi e ci siamo documentati tanto. Abbiamo anche pensato che le generazioni prima della nostra hanno provato le stesse sensazioni quando si sono scoperti i vaccini della poliomielite o del vaiolo. È grazie alle generazioni passate che oggi noi non dobbiamo più combattere contro queste malattie. Il timore si è quindi trasformato subito in speranza di mettere fine a questo periodo così buio per noi, ma anche per i nostri residenti. Anche loro non vedevano l’ora arrivasse il vaccino e speravano di essere i primi a riceverlo.

E finalmente, dopo che la campagna di vaccinazione è partita lunedì scorso in diverse case anziani ticinesi, giovedì è stato consegnato anche al CSO.

Sì. Tanta emozione. Posso dirlo? Credo sia stato un momento storico. Ho ritirato il prezioso pacco sul piazzale davanti al nostro istituto. Questo vaccino è molto delicato e non va scosso in nessun caso. Ecco perché abbiamo deciso di non usare l’ascensore, perché se si blocca non si può mettere il vaccino in frigo subito. Mi sono fatta quattro piani a piedi, procedendo in maniera molto cauta e lenta. Mi stavano guardando tutti. So che può far ridere, e quando l’ho detto ai colleghi hanno sorriso, ma mentre salivo le scale ho pensato la stessa cosa che ho pensato quando in chiesa stavo andando all’altare a sposarmi: «Non cadere, ti prego, non cadere!» (ride).

Non solo il trasporto, ma anche la sua manipolazione è sensibile. Come mai?

La preparazione di questo farmaco non è stata semplicissima. Il fatto che le dosi fossero tutte preziose e delicate ha richiesto un alto livello di attenzione e concentrazione anche durante la rigenerazione dei vaccini, per non rischiare di perderne nemmeno una sola goccia. Il farmaco poi arriva in un piccolissimo flacone a meno 75 gradi e da quando viene scongelato si deve conservare in frigorifero per un massimo di cinque giorni. Il medico cantonale Giorgio Merlani e il farmacista cantonale Giovan Maria Zanini hanno però consigliato di usarlo entro un paio di giorni.

Siete riusciti a seguire i consigli del medico e del farmacista cantonale?

Sì, certo. Grazie a un’ottima organizzazione siamo riusciti, tra giovedì mattina e venerdì pomeriggio, a vaccinare più di 100 persone tra i residenti e il personale nelle due sedi.

Torneremo sull’organizzazione, ma prima una domanda tecnica: un vaccino va rigenerato? Cosa significa?

Come altri medicamenti, anche questo va rigenerato o ricondizionato. Significa che la sostanza con il vaccino va mescolata con la soluzione salina, l’NaCl, per poter essere iniettata. Prendiamo per esempio gli antibiotici che dobbiamo iniettare in vena. Molti di loro sono sottoforma di polvere che dobbiamo mescolare con l’NaCl. È una manipolazione di routine. Sono dei passaggi tecnici che abbiamo l’abitudine di fare.

Anche il vaccino anti-Covid-19 si rigenera allo stesso modo?

Assolutamente no! Per questo la sua manipolazione è stata più difficile. Se per gli antibiotici per riuscire a sciogliere la polvere nell’NaCl dobbiamo per la maggior parte scuoterli, anche energicamente a volte, con la minuscola fialetta contenente il liquido con il vaccino contro il Covid è stato diverso. Abbiamo adottato il principio che il farmacista cantonale Giovan Maria Zanini ha riassunto con uno slogan: «Mescolare e non shakerare» il vaccino. Abbiamo girato le fiale delicatamente. Una volta rigenerato il vaccino si devono evitare gli scossoni. Ecco perché ci muovevamo molto lentamente con le siringhe nel vassoio per arrivare ai pazienti da vaccinare.

Ci vuole quindi un’organizzazione particolare.

Sì. Perché avevamo tra le mani un farmaco così prezioso, ma in così piccole dosi. Con gli altri farmaci facciamo molta attenzione, ma sappiamo che se qualche procedura non va bene possiamo prenderne altre dosi. Col vaccino anti-Covid invece non dovevamo sbagliare nemmeno un passaggio perché ogni dose era importante e ogni singola goccia avrebbe potuto cambiare tutto. L’attenzione da avere era tanta.

Al CSO come avete deciso di procedere?

Abbiamo istituito un team per sede, uno qui a Russo e l’altro a Loco, costituito da quattro infermieri, ognuno con un compito ben preciso. Uno rigenerava il farmaco, uno controllava la procedura leggendo ad alta voce ogni passaggio del protocollo fornitoci dall’Ente Ospedaliero Cantonale. Gli altri due si occupavano della somministrazione del vaccino, preparando il paziente, raccogliendone dati e parametri e preparando i vari certificati. Inoltre con noi c’era il dottor Beppe Savary, pronto a intervenire in caso di reazione allergica, che si poteva manifestare al massimo dopo 15 minuti.

Avete avuto particolari difficoltà?

No. Nessuna. Abbiamo seguito il protocollo che ci è stato mandato dall’EOC, che schematizza tutta la procedura con anche delle immagini molto utili. Abbiamo allestito un tavolo con le postazioni, in ognuna delle quali c’era una procedura da eseguire. Abbiamo dovuto capovolgere delicatamente 10 volte la boccetta del vaccino, appoggiarla, disinfettare la superficie, iniettare la dose giusta di NaCl, e poi mescolare, ma non agitare, il tutto ancora 10 volte. Grazie al fatto che c’era sempre qualcuno che controllava e convalidava ogni passaggio non abbiamo sprecato nemmeno una dose.

La caporeparto Yasmin Boschetti
CSO

Yasmin Boschetti, 29 anni, è laureata in infermieristica all'Università degli studi del Piemonte Orientale. Ha iniziato la sua collaborazione con il CSO nel 2014 e dal 2018 è caporeparto del settore cure della sede del CSO di Russo.

È stato un vero lavoro di team, lo fate spesso?

No. Non è la prassi mettersi in team per preparare un farmaco. Di solito ognuno di noi durante il turno prepara i suoi farmaci. In casa anziani siamo abituati a essere gli unici infermieri di turno. È stato quindi particolare, un bel lavoro di squadra. Ci ha dato tanta responsabilità.

In quanti hanno aderito alla campagna vaccinale tra il personale e i residenti?

È da marzo che aspettiamo il vaccino. Tra il personale chi si è documentato da solo fin dal primo momento in cui si parlava di questi preparati di Pfizer e Moderna e chi era più attivo nelle discussioni in équipe ha subito accettato. Altri si sono informati solo quando abbiamo chiesto di prendere una decisione perché dovevamo ordinare le dosi. A quel punto, noi quadri e i dottori ci siamo attivati per far prendere la decisione migliore, mettendo in avanti i rischi e i benefici. Per far questo è stato molto utile il seminario online del 22 dicembre del medico cantonale Giorgio Merlani e del farmacista cantonale Giovan Maria Zanini che ci hanno presentato gli studi pubblicati sul vaccino della Pfizer e garantito comunque alti standard di sicurezza.

Quindi l’adesione è stata fin da subito alta?

Non subito. Per fortuna il nostro direttore è stato previdente e ha preso una qualche dose in più. Pochi giorni dopo la data di comanda infatti una decina di collaboratori dei vari settori ci hanno ricontattato per dire che avrebbero voluto farsi vaccinare. Una sola nota negativa: i social media non hanno contribuito in modo positivo. Non lo fanno nemmeno ora. Purtroppo chiunque può scrivere informazioni false e non scientifiche. Questo sta influenzando molto la popolazione.

Concretamente quante persone sono state vaccinate al CSO?

Dei 48 residenti nelle due sedi di Loco e Russo solo tre non hanno voluto farsi vaccinare. Fra i 45 che hanno accettato c’è anche una signora che ha deciso il giorno stesso di farsi vaccinare perché ha visto la forte adesione da parte degli altri residenti. Per il personale i «sì» sono stati 61 su 96, quasi due terzi. Anche qui un collaboratore ha deciso sul momento vedendo la forte adesione dei colleghi e l’assenza di reazioni.

Questa vaccinazione cambierà qualcosa subito nella vostra vita e in quella dei residenti del CSO?

No, nulla. Nell’immediato non cambia nulla. Dobbiamo aspettare fra tre settimane la seconda dose, il richiamo, per raggiungere l’efficacia massima di protezione dal virus, cioè il 95%, come garantito. Poi vista l’alta adesione sia tra i residenti che tra i collaboratori lavoreremo, finalmente, in modo più sereno. Aspettiamo però ancora delle indicazioni precise dall’Ufficio del medico cantonale.

Ma non è forse un po’ presto ora?

Si certamente. È troppo presto. Ci stiamo ponendo tante domande, per esempio sulla trasmissibilità delle persone vaccinate. Ma anche su aspetti pratici come le visite. Quando e come potranno uscire i residenti? La cosa che ci preme di più è la mascherina. Abbiamo capito che i sorrisi sono una cosa che manca tanto, sia a loro che a noi. Quando potremo toglierla? Quando torneremo a vedere il sorriso dei nostri residenti? E quando torneremo a trasmettergli il nostro?

Domanda lecita, pensiamo, ringraziando e salutando la Capo reparto cure CSO Yasmin Boschetti. Domanda che si fanno molti: Quando? Nessuno lo sa. Ma a differenza di qualche mese fa, in cui si navigava in un mare di ipotesi, ora una qualche certezza in più, data dai vaccini, c’è: torneremo a sorridere senza mascherina. Il prezzo personale sembra davvero modico: informarsi da fonti ufficiali e scientifiche. E al massimo un braccio un poco indolenzito per un paio di giorni.

Tornare alla home page