Le reazioni del Governo: «Il popolo ha confermato la via bilaterale»

ATS

27.9.2020 - 18:58

C'è chi sorride e chi un po' meno tra i consiglieri federali al termine della conferenza stampa odierna
Source: KEYSTONE/PETER KLAUNZER

Il popolo ha voluto confermare l'impegno della Svizzera per la via bilaterale nei suoi rapporti con l'Unione Europea. Così si è espressa la consigliera federale Karin Keller-Sutter nella conferenza stampa di reazione ai risultati odierni.

Secondo la ministra della giustizia, con il chiaro «no» all'Iniziativa per la limitazione i cittadini hanno voluto puntare sulla stabilità economica nella difficile situazione suscitata dalla crisi del coronavirus.

Stando a Karin Keller-Sutter, ora Berna potrà esaminare di nuovo l'accordo quadro con l'Unione europea. Nelle prossime settimane il Consiglio federale fisserà la posizione della Svizzera prima di tornare a discutere con Bruxelles sui punti ancora in sospeso.

Per quanto riguarda l'esito alle urne nel canton Ticino, la consigliera federale ha imputato il «sì» all'iniziativa come la conseguenza della particolare situazione geo-economica del cantone a sud delle Alpi.

Legge sulla caccia: «Nessuna regione dimenticata»

«Nessuna regione deve essere dimenticata», ha dichiarato dal canto suo la presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga, commentando il «no» alla revisione della legge sulla caccia. Stando alla consigliera federale, le discussioni riprenderanno in Parlamento.

Il progetto, a suo avviso, non ha convinto il popolo perché non teneva sufficientemente in considerazione la protezione della natura. La revisione è stata infatti respinta non soltanto dai cantoni urbani, ma anche dal Giura o da Argovia.

La maggioranza della popolazione non ha voluto cambiare la legge. Non ci saranno quindi tiri preventivi contro i lupi e la Confederazione avrà sempre l'ultima parola se si vuole abbattere uno di questi predatori. Sommaruga ha tuttavia affermato di comprendere la delusione delle regioni alpine, dove la popolazione è maggiormente interessata dalla propagazione del lupo. Ora un equilibrio deve essere trovato tra cantoni di città e di campagna, ha aggiunto.

Deduzione per i figli: palla al Parlamento

Il «no» del popolo alle deduzioni fiscali per i figli e le spese per la loro custodia non sorprende il ministro delle finanze Ueli Maurer. A suo avviso, il Parlamento aveva stravolto il progetto del Consiglio federale. Ora, a bocce ferme, spetta alle Camere federali riprendere in mano il dossier.

Un'iniziativa parlamentare è stata depositata al fine di riprendere il progetto inizialmente previsto dal governo e dare una nuova chance alla riforma, ha sottolineato il consigliere federale.

L'oggetto, ha ricordato Maurer, si articolava in due parti: da un lato, prevedeva una deduzione fiscale più elevata per le famiglie che fanno custodire i figli in un asilo nido. Dall'altro, era stato aggiunto all'ultimo momento dal Parlamento, contro il parere della sinistra, un aumento della deduzione generale per i figli da 6'500 a 10'000 franchi sul reddito imponibile.

Congedo paternità dal primo gennaio

«Il congedo paternità, largamente accolto oggi in votazione dal popolo svizzero, entrerà in vigore dal primo gennaio 2021», ha annunciato da parte sua il consigliere federale Alain Berset davanti ai media. A suo avviso, questo congedo è una buona notizia per tutte le famiglie.

Stando al ministro socialista, il fatto di avere a disposizione soltanto uno o due giorni alla nascita di un figlio non è più sufficiente. Le due settimane di congedo consentiranno di meglio conciliare vita famigliare e professionale. Il popolo ha risposto a un bisogno attuale delle famiglie e consentito di colmare una lacuna.

Secondo Berset, questa è una buona notizia anche per le PMI. «Esse potranno offrire un congedo paternità e aumentare la loro attrattiva di fronte alle grandi aziende». A suo parere, il congedo necessita solo di un «piccolissimo aumento» dei contributi delle indennità per perdita di guadagno.

Aerei combattimento: niente assegno in bianco

Il «sì» risicato del popolo all'acquisizione di nuovi aerei da combattimento non è un «assegno in bianco», ma pur sempre un «sì». È quanto ha affermato la ministra della difesa Viola Amherd alla conferenza stampa odierna. A suo avviso, anche nella procedura di acquisto degli apparecchi si continuerà all'insegna della trasparenza.

Valutazioni sono in corso e quattro modelli sono esaminati, ha ricordato la consigliera federale. Tutti gli aerei sono ancora in corsa. Si tratta del Rafale della società francese Dassault, dell'Eurofighter dell'europea Airbus e di due jet americani, il Super Hornet di Boeing e l'F-35A di Lockheed-Martin.

D'ora in poi, occorrerà spiegare meglio e maggiormente la situazione alla popolazione romanda, che è stata numerosa a respingere la spesa massima di 6 miliardi di franchi, ha aggiunto Amherd. Accettando il decreto federale, il popolo svizzero ha comunque consentito all'esercito di adempiere i suoi compiti e proteggere la popolazione contro eventuali attacchi aerei. Si tratta di un impegno a lungo termine in favore della sicurezza della Svizzera, della sua popolazione e delle sue infrastrutture, ha concluso.

Tornare alla home page