Quando un pastore si ritrova improvvisamente senza fedeli: «Può essere un’opportunità»

Anna Kappeler

21.4.2020

«Circa 500 anni fa, [Ulrich] Zwingli ha vissuto l’ondata di peste che ha annientato un terzo della popolazione di Zurigo», afferma il pastore Christoph Sigrist. Secondo lui, ciò permette di ridimensionare l'impatto dell'emergenza coronavirus.
zvg/Alfonso Smith

Il coronavirus impone a tutti una diversa quotidianità. Ma come adattarsi a questa nuova vita? «Bluewin» vi propone una serie di articoli nei quali, per una settimana, darà la parola, ogni giorno, ad un personaggio diverso. In occasione del venerdì santo, abbiamo parlato con un pastore del Grossmünster di Zurigo.

«Sono pastore al Grossmünster da 17 anni. In particolare, c'è una domanda che mi assale: cosa fare quando l'emergenza coronavirus rende impossibile la celebrazione di funzioni religiose? Questa decisione del Consiglio federale ha davvero destabilizzato le chiese. Anche se posso comprenderne la ragione.

Senza dimenticare che improvvisamente sono diventato un pastore senza fedeli. Come affrontare questa situazione? Ho trovato tre risposte a questa domanda, per quanto mi riguarda. In primo luogo, mi ispiro al riformatore zurighese Ulrich Zwingli, vissuto circa 500 anni fa durante l'ondata di peste che ha annientato un terzo della popolazione della città.

A proposito di Christoph Sigrist

Christoph Sigrist è pastore al Grossmünster di Zurigo. Il 57enne insegna anche al corso di scienza della diaconia all’università di Berna. È anche stato cappellano all’interno dell’esercito svizzero. Christoph Sigrist è sposato e padre di due figli.

Ciò permette di ridimensionare l'emergenza coronavirus. [Ulrich] Zwingli era aperto ai nuovi mezzi di comunicazione, in quel caso la tipografia. Per analogia, oggi io diffondo le mie funzioni religiose in diretta su internet.

Secondariamente, lo streaming non è la morte della funzione religiosa fisica. Al contrario: è un complemento. Sono felice di questa nuova opportunità di avvicinarmi a più persone in questa maniera. L’uomo è un essere sociale. Qui, mi ispiro interamente al pastore e poeta bernese Kurt Marti: «L’esistenza di Dio fiorisce nella socialità.»

La funzione del venerdì santo sul tema «Silenzio e meraviglia», che si è tenuta in una chiesa chiusa, è stata registrata e diffusa in diretta.

Il pastore Christoph Sigrist dall’alto del Grossmünster.
zvg

In terzo luogo, va considerato che il linguaggio della religione deve costantemente cambiare. Era così per Zwingli, è così oggi. Considero le situazioni eccezionali che viviamo attualmente anche come un’opportunità per essere «creativo», per osare cose nuove.

Gravi difficoltà finanziarie: qualcosa di nuovo

Come pastore, non solo celebro le funzioni religiose, ma sono anche cappellano, mi occupo di coloro che hanno bisogno. È una sfida. Non posso più far visita alle persone e consolarle fisicamente, ma ora parlo con loro al telefono.

Sono stato particolarmente toccato dalla storia di un piccolo imprenditore che ha perso 15’000 franchi nel periodo precedente la Pasqua. È qualcosa di nuovo: alcune persone che hanno sempre lavorato devono improvvisamente affrontare serie difficoltà finanziarie, che costituiscono anche una minaccia esistenziale. Ne risultano emozioni di vergogna e paura.

In queste situazioni, vedo il pericolo di una nuova solitudine nascosta, dato che spesso queste persone riescono a confessarsi con un solo sacerdote.

In tempi di crisi, la gente sembra ricordarsi della Chiesa. Quest'ultima è sempre sinonimo di carità, è bene che la gente se ne ricordi.

Il pastore Christoph Sigrist all’interno del Grossmünster. «Sento una vocazione interna che mi spinge ad aiutare in questo momento».
zvg

Trascorro spesso la serata all'interno del Grossmünster, senza che ci siano funzioni religiose. Questo luogo mi calma e mi rafforza.

Non rinunciare all’accompagnamento dei moribondi

Personalmente, non ho paura del virus. Cerco di prendere la situazione con leggerezza. Così come [Ulrich] Zwingli che non si è lasciato intimidire dalla peste, in questo momento sento una disposizione interna che mi spinge ad aiutare la gente.

La mia vocazione di pastore non è messa in discussione, ma mi sono piuttosto posto la sfida di trovare dei nuovi mezzi. Questa è la ragione per la quale non rinuncio alle visite a domicilio quando qualcuno mi chiama per accompagnare un moribondo. Se posso aiutare, aiuto.

Analizzare un lavoro scientifico con calma

Ho un secondo lavoro. Insegno scienze della diaconia all’università di Berna. Nell’ambito di questa professione, sto attualmente analizzando e commentando uno studio scientifico. Ad ogni modo, è un compito da effettuare con calma, e questo periodo arriva giusto a pennello.

E nel privato? Sono sposato e ho due figli (di 20 e 24 anni). Uno dei due vive con altre persone, l’altro è ancora a casa. Il primo deve passare l’esame di maturità professionale e lavora online. Quindi, sorprendentemente, se la cava anche in questo periodo. L’altro studia e scrive i suoi lavori da casa. Ci adattiamo alla situazione.

Nel quotidiano, non conta solo il coronavirus

L'emergenza coronavirus è molto presente a tavola durante i pasti in famiglia. Infatti, mia moglie è insegnante e questa situazione cambia molte cose anche per lei.

Ma questo è solo un tema tra i tanti; nella vita quotidiana, non importa solo il coronavirus. A volte, bisogna anche prenderne coscientemente le distanze. Senza dimenticare che mia moglie e io svolgiamo delle "professioni di aiuto".»

La Serie «Vivere con il virus»

Come vive la Svizzera in tempo di coronavirus? Per una settimana, «Bluewin» dà ogni giorno la parola ad una persona diversa, in una serie di articoli dedicati alla loro nuova vita quotidiana. Queste persone svolgono professioni completamente diverse, per fornire una vasta panoramica su vite differenti.

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