«Bötschi domanda»

Un giornale carcerario non censurato: questi detenuti hanno carta bianca

Bruno Bötschi

30.11.2018

La vita dei detenuti della prigione di Tegel è raccolta nelle pagine della loro rivista «Lichtblick» (Raggio di luce, in italiano).
JVA Tegel

«Lichtblick», in diretta dalla prigione di Tegel, a Berlino. La redazione dell’unica testata scritta in un penitenziario e non censurata al mondo lavora liberamente da 50 anni. Abbiamo intervistato telefonicamente il direttore.

Dai muri pendono ritagli di giornali e vignette. Nella biblioteca troneggiano il dizionario di tedesco «Duden» e il codice penale. Sulla scrivania, un computer, dei quotidiani e una tazza di caffè. A prima vista, si potrebbe pensare che si tratti della redazione di un periodico locale. Tuttavia, si nota anche una finestra con delle sbarre.

Norbert Kieper è detenuto e direttore del «Lichtblick», la rivista scritta da detenuti e non censurata che vanta la più alta tiratura in Europa. Il fatto che la direzione del penitenziario di Tegel, a Berlino, abbia deciso di lasciare carta bianca alla redazione è inusuale.

Il direttore redige gli articoli ed effettua le ricerche necessarie in collaborazione con tre colleghi. La redazione del «Lichtblick» è situata in due celle. Ogni tre mesi, esce un nuovo numero: 60 pagine, 8'000 esemplari, 40'000 tra lettrici e lettori. Il «Lichtblick» viene spedito a prigionieri, avvocati ed editori in tutta Europa. Ma c’è chi si è abbonato perfino negli Stati Uniti, in Australia e in Sudafrica.

Signor Kieper, lei stesso e i suoi colleghi della redazione sembrate essere dei veri esperti del mondo carcerario, molto più di alcuni professori.

Norbert Kieper: Sì, purtroppo è proprio così. In qualità di redazione di un giornale carcerario, abbiamo il dovere di affrontare questi temi. È il nostro lavoro.

«Lichtblick» si considera come portavoce dei detenuti. Nel numero attuale c’è un articolo intitolato: «Esigiamo una ripresa immediata del servizio di disinfezione della prigione di Tegel». Articoli come questi vengono pubblicati spesso sul «Lichtblick»?

Sì, si tratta di un articolo usuale. Parliamo spesso delle derive che possono sorgere dietro le sbarre. Ad esempio, abbiamo pubblicato da poco una storia relativa a materassi fatti con una mousse impropria. Tra i prigionieri erano sorti casi di epatite e polmonite, così come altre malattie infettive. Un giorno, abbiamo scoperto che il personale addetto alle pulizie che operava all’interno del penitenziario portava delle mascherine durante il lavoro nelle celle. Il che ci ha stupiti fortemente. In seguito, abbiamo fatto delle ricerche e interrogato, tra gli altri, le autorità sanitarie.

Dalla sua fondazione, nel 1968, centinaia di persone hanno contribuito con i loro testi alle pubblicazioni del «Lichtblick»: a volte si è trattato di prigionieri, a volte no. Per via della liberazione dei redattori così come dei nuovi arrivi, la composizione della redazione è in costante evoluzione.
zVg

È vero che la redazione deve lavorare senza internet?

Sì, è ancora così. Tuttavia, alcuni segnali ci lasciano pensare che le cose possano cambiare prossimamente. Questa settimana, la cerimonia per il cinquantesimo anniversario del nostro giornale si svolgerà in prigione. Il senatore di Berlino Dirk Behrendt sarà presente. Vedremo cosa ci dirà. In ogni caso, nutriamo buone speranze.

Come effettuate le vostre ricerche senza internet?

Non abbiamo grande scelta in questo senso. Abbiamo dovuto creare una rete composta dalle nostre famiglie, dai nostri amici e da informatori che al posto nostro si connettono al web. Certo, si tratta di un metodo relativamente complesso, ma funziona.

Secondo il suo punto di vista, quel è stata la notizia migliore che ha pubblicato?

Si tratta di un pezzo che ha causato una vera ondata di indignazione: la nostra petizione relativa all’isolamento all’interno della prigione di Tegel. Alla fine, siamo riusciti ad ottenere un ampliamento del cortile destinato ai prigionieri.

Chi le piacerebbe intervistare?

Il desiderio principale è di ottenere un’intervista con il senatore Dirk Behrendt. Finora, ha accettato di rispondere solo via e-mail. Noi abbiamo rifiutato. Tuttavia, riproporremo la nostra richiesta prossimamente.

La rivista «Lichtblick» non è sottoposta a censura prima di essere pubblicata. È un fatto unico in Germania e anche nel mondo. Tuttavia, quali sono le conseguenze concrete di tale situazione? La direzione non esercita alcun controllo? Neppure sulle spedizioni?

Il fatto che la nostra rivista sfugga alla censura è qualcosa di unico e che non sarà mai enfatizzato abbastanza. Inoltre, da più di due anni possiamo stampare il giornale in una tipografia esterna. In definitiva, la direzione non gode di alcuna autorità sulla nostra rivista prima che essa parta per essere stampata.

Il «Lichtblick», in diretta dalla prigione di Tegel: la redazione dell’unica rivista carceraria non censurata al mondo fa ciò che vuole da 50 anni.
Getty Images

La rivista «Lichtblick» ha già avuto problemi con la direzione per via di un articolo?

Sì, capita spesso. Tuttavia un solo numero non è stato pubblicato, in 50 anni.

Perché?

Per via di una scena estremamente violenta che sarebbe apparsa in copertina.

Il «Lichtblick» ha dato spazio a numerosi articoli che raccontano la dura vita dietro le sbarre e il filo spinato.

A volte ci chiediamo perché la stampa fuori sia così misurata. Tuttavia, può darsi che non riceviamo tutte le informazioni. In effetti, il dibattito prosegue dietro le quinte e noi, in prigione, magari non ne siamo a conoscenza. Al contrario, se ci sono reclami che ci giungono sempre, sono quelli relativi alle donne nude che pubblichiamo nelle pagine centrali della rivista. Per questo alcuni abbonamenti sono stati perfino annullati, in particolare quello dell’amministrazione del Senato di Berlino. Abbiamo appeso al muro la lettera di disdetta. Da qualche tempo pubblichiamo anche immagini di uomini.

Nudi?

In costume da bagno.

Ritagli della rivista carceraria «Lichtblick».
zVg

La direzione dell’istituto penitenziario può decidere di perquisire la redazione quando vuole. Quante volte accade?

L’ultima fu quattro anni fa. All’epoca, un ipotetico scandalo di pedopornografia aveva scatenato il putiferio. Si è insinuato che avessimo bruciato dei CD contenenti immagini pornografiche. La redazione è stata chiusa per sette settimane. Alla fine, sui server non hanno trovato nulla e l’incidente non ha avuto strascichi.

I prigionieri sono soddisfati del «Lichtblick»?

Nell’istituto di Tegel, spesso avvertiamo un’opposizione. Numerosi detenuti insistono perché la nostra penna sia più incisiva, affinché si incida sui temi più delicati. Tuttavia, quando chiediamo loro di inviarci delle lettere, riceviamo poche risposte. Per quanto riguarda gli altri lettori, i commenti che ci arrivano sono ben più positivi.

Qual è la situazione dei detenuti di Tegel? Piuttosto buona o piuttosto cattiva?

Dipende. Ci sono alcuni detenuti che occupano delle posizioni buone all’interno del carcere, nei dipartimenti della vetreria o della tappezzeria, e ne sono contenti, poiché riescono a guadagnare dignitosamente. Tuttavia, ci sono anche quelli che riescono a racimolare solo spiccioli. È la parte della popolazione carceraria che soffre più di frequente di problemi di tossicomania.

Un redattore del «Lichtblick» confida: «Fare parte della redazione ci dà una sensazione di libertà» (immagine d’archivio del 2006).
zVg

Riuscite ancora a ridere della barzelletta della saponetta sotto la doccia?

No, non riesco a riderne. Per la semplice e buona ragione che si tratta di uno stereotipo utilizzato un tempo: ora le docce collettive sono state sostituite da quelle individuali.

L’amicizia con i secondini è accettata? Come è percepita dagli altri detenuti?

È assolutamente impossibile. I secondini non possono mostrarsi amichevoli nei confronti dei detenuti perché rischierebbero di perdere il loro rispetto. Inoltre, nel caso specifico, le guardie carcerarie dovrebbero dare una mano ai prigionieri, il che è evidentemente impossibile perché non ne avrebbero il tempo. Penso che le due categorie non cerchino di avvicinarsi tra di loro. Ed è meglio così.

La piattaforma YouTube rappresenta la rivista carceraria del 21esimo secolo? In altre parole: che ne pensa del detenuto della prigione di Tegel che ha pubblicato online un video ripreso all’interno della sua cella?

Non credo. Si tratta di un caso isolato. Il colpevole è stato posto in isolamento. La direzione non l’ha presa per nulla bene: ovviamente temono che informazioni sensibili siano trasmesse all’esterno, il che potrebbe porre rischi per l’ordine e la sicurezza.

Chi sceglie le persone autorizzate a lavorare per la redazione del «Lichtblick»?

In un primo momento, è la redazione a studiare gli interessati. In effetti, siamo molto attenti nel cercare potenziali candidati, perché in fin dei conti, dobbiamo passare dieci ore al giorno insieme nella stessa sala. Quindi agli aspiranti redattori viene chiesto di scrivere un articolo di prova. Poi, la direzione dell’istituto esamina le questioni relative alla sicurezza e ci dà o meno il suo assenso. In passato, alcuni candidati non sono stati accettati. Abbiamo trovato ciò deplorevole, perché avrebbero trovato un posto nella nostra squadra. E inoltre la nostra redazione in questo momento fronteggia una penuria di aspiranti redattori.

Quale tipo di prigioniero non ha alcuna possibilità di diventare redattore del «Lichtblick»?

La nostra scelta è semplice: non vogliamo delinquenti sessuali. Non desideriamo collaborare con questo tipo di persone. Inoltre, la direzione non vede di buon occhio determinati profili, in particolare i detenuti che scontano pene per truffa. In effetti, la redazione è un luogo in cui si lavora con un telefono, un computer e un fax. Si deve preservare la fiducia.

Un redattore del «Lichtblick» ha confidato in un’intervista concessa ad un giornale: «Fare parte della redazione ci dà una sensazione di libertà». Cosa significa questo lavoro per lei?

Quell’uomo ha ragione. Dei docenti di diritto e dei giornalisti vengono a farci visita. A volte perfino delle troupe televisive. Inoltre, abbiamo parecchi contatti con l’esterno, il che rappresenta un diversivo.

Sul «Lichtblick» pubblicate anche degli annunci. Cosa succede quando qualcuno dall’esterno risponde ad un annuncio matrimoniale di un detenuto?

Gli trasferiamo la lettera. Spesso non ne sappiamo più nulla. Tuttavia, in due casi si è giunti alle nozze.

Annunci sulla rivista «Lichtblick».
zVg

Dove lavorava prima di essere detenuto?

Ero funzionario finanziario.

E i suoi tre colleghi cosa facevano?

Uno di loro lavorava nel settore delle costruzioni, un altro era contabile e l’ultimo pittore. Nessuno di noi lavorava con la scrittura.

Perché è finito nella prigione di Tegel?

Ho ucciso mia moglie.

Quanti anni deve scontare?

L’ergastolo. Sono in galera da sette anni, di cui cinque e mezzo a Tegel.

Ci sono possibilità che un giorno l’istituto la liberi?

La durata minima che devo scontare è di 15 anni. Se mi comporto bene, posso sperare di essere liberato nel dicembre del 2026. Spero tuttavia di poter essere trasferito in semi-libertà prima di tale data.

Pensa che la nostra conversazione telefonica sia stata ascoltata?

No. Abbiamo parlato spesso di questo tema. Sappiamo che essere intercettati è possibile, ma perché ciò avvenga ci vuole una buona ragione.

Edizione speciale cinquantenario

L’edizione speciale per i 50 anni del «Lichtblick» può essere letta cliccando su questo link.

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