«Bötschi domanda»

Dieter Meier: «Il nostro ultimo litigio risale a 20 anni fa»

Di Bruno Bötschi

2.9.2020

Dal 1978, Boris Blank e Dieter Meier producono musica pop elettronica per la loro band chiamata Yello. Intervista ai due «Godfathers of Electropop» a proposito del loro nuovo album, della loro «cultura del dibattito» e del più grande fraintendimento che ha riguardato gli Yello.

Siamo in pieno pomeriggio, in una villa incantata accanto ad un hotel di lusso, il Dolder Grand di Zurigo. «Osservandolo da ogni punto della strada, l’ingresso della villa sullo Zürichberg salta all’occhio in quanto il solo a non essere stato oggetto di una pulizia profonda», sottolinea «Blick». Il vostro giornalista non può confermare la veridicità di tale affermazione, poiché frequenta soltanto di rado questo quartiere.

Di contro, il vostro reporter sa che Dieter Meier vive in questa villa con sua moglie Monique. Sa anche che il seminterrato funge da tana degli Yello. Boris Blank vi produce musica, lavora con strumenti elettronici, demo e suoni con i quali costruisce successi come «The Race», «Desire» o «Oh Yeah». Si tratta di pittura sonora, come ci confiderà Blank poco dopo.

Prima che Meier si mettesse al lavoro sulla promozione del gruppo, Blank, eterno «smanettone di suoni», occupava lo studio già da anni. Incostante e timido: così i media descrivono rispettivamente i due personaggi. Oggi, in questo caldo pomeriggio estivo, entrambi hanno voglia di parlare di «Point», il 14esimo album degli Yello.

Ci hanno concesso 30 minuti di intervista. Da subito, è chiaro che si possono porre domande ad entrambi allo stesso momento. Due giorni prima dell’intervista, invece, ci giungeva una mail nella quale si spiegava che «i due offrono le risposte migliori quando sono separati».

Prima che Meier si mettesse al lavoro sulla promozione del gruppo, Blank, eterno «smanettone di suoni», occupava lo studio già da anni.
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Una scala stretta porta al giardino situato sotto la villa. Il pavimento e i muri della terrazza, color terracotta, evocano una grande fattoria. Di fronte allo studio, un vogatore e una stecca di bambù (entrambi non in stato ottimale). I musicisti sono sempre occupati, Meier concede un’intervista e Blank si rilassa su un divano.

Certo, un’intervista-maratona di mezz’ora è faticosa. Meier ha 75 anni, Blank 68, e il vostro giornalista si rende conto che le domande preparate potrebbero complicare la situazione. Così, si rallegra del fatto che il direttore gli ha chiesto di intervistare in prima battuta Blank. Inoltre, sa che Meier ama parlare, senza troppe virgole e punti, e che è difficile interromperlo.

Tuttavia, Dieter Meier vuole cominciare raccontando un’altra storia. A proposito delle poesie che gli permettono di fare felice Boris Blank. In passato non mancavano mai; oggi, la scelta non è sempre azzeccata. Meier conferma che «le recita una sola volta». Qual è stata la poesia di oggi? «Non posso recitarla di nuovo, era oscena».

Subito dopo il vostro giornalista spiega come funziona l’intervista. Vuole porre ai due musicisti le stesse domande: prima all’uno e poi all’altro. In fin dei conti, verranno consacrati 15 minuti e 41 secondi a Blank e 27 minuti e 42 secondi a Meier. Due minuti di conversazione avverranno invece insieme.

Boris Blank e Dieter Meier: litigate di frequente?

Blank: ci piace discutere, spesso anche con vigore, ma senza accapigliarci.

Meier: siamo stati abituati a spiegazioni energiche tra di noi, ma ora non più.

A quando risale l’ultimo grande litigio?

Meier: 20 anni fa.

Per quale ragione discutete?

Blank: discutiamo sempre sulla musica. A volte, sono un po’ precipitoso con le mie idee, soprattutto quando occorre inserire il canto in un pezzo.

Meier: Boris ha sempre un’idea ben precisa di cosa occorra fare con la mia voce. Ma non sono un cantante che lavora sulla base di indicazioni: io improvviso. Arrivo nello studio senza essere preparato e mi immergo nell’atmosfera di suoni di Boris. La maggior parte delle volte, in breve, trovo qualcosa. Ma prima di tutto, mi serve essere un «tonto» che non ha niente in mano e non sa niente. È in questa fase che non mi piace che qualcuno tenti di convincermi di qualcosa. Ripeto sempre a Boris: «Vai a mangiare e lascia che me ne occupi».

Nel corso degli anni, ha individuato dei trucchi per facilitare il lavoro di Blank?

Meier: i trucchi sono inutili. Boris mi ascolta già. Ma è un artista e gli artisti sono testardi. Non posso arrivare e uscirmene con un: «Ora tu fai come dico io».

Chi alza di più la voce?

Blank: Dieter è in grado di generare parecchi decibel. È una persona piena di energia. Posso farlo anche io, ma mi ci vuole di più per perdere il controllo.

Quante volte avete discusso nel corso della produzione del vostro ultimo album, «Point»?

Blank: neanche una volta. Il lavoro su questo album è stato molto produttivo.

Meier: Non c’è stata alcuna discussione.

Se digitate le parole «litigi» e «Rolling Stones» su Google, il primo risultato che appare è «I più grandi drammi dei Rolling Stones». Ma se digitate «litigi» e «Yello» non si trova nulla. Come ci siete riusciti?

Blank: siamo entrambi abbastanza intelligenti da far sì che, quando ci sono stati disaccordi, si lavassero i panni in casa. Oppure, si è trattato di discussioni talmente insignificanti da non meritare neppure di essere menzionate.

Chi è rancoroso?

Meier: il passato è il passato.

Blank: nessuno dei due è rancoroso.

Boris Blank a proposito dei suoi litigi con Dieter Meier: «Discutiamo sempre sulla musica. A volte, sono un po’ precipitoso con le mie idee, soprattutto quando occorre inserire il canto in un pezzo.»
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Producete musica insieme dal 1978. Molte collaborazioni finiscono. Come mai non è il caso della vostra?

Meier: il nostro sistema di cooperazione è piuttosto strano. Boris è un grande lavoratore, io sono molto pigro. Fatto 100 il tempo complessivo, io sono presente nello studio il 5%, al massimo. Non essendo a contatto, non abbiamo perciò una routine quotidiana. La routine è un veleno per ogni tipo di relazione, sia essa professionale o privata.

Signor Blank, sei anni fa, nel corso di un’intervista concessa allo Spiegel, ha dichiarato: «Io e Dieter Meier non siamo un duo che fa musica insieme nel quotidiano. Io sono ben radicato qui. Dieter, invece, viaggia molto».

Blank: è sempre così. Dieter non si occupa solo degli Yello, ed è una buona cosa. Se fosse stato un cantante che viene nel mio studio ogni due o tre settimane reclamando: «Ci siamo, posso finalmente cantare?», la nostra relazione sarebbe stata ben più complessa. Quando sono in studio, sono in uno stato vicino alla meditazione. La solitudine mi aiuta, nutre la mia creatività. Non compongo musica, ma dipingo suoni. Quando guardo dalla finestra, sono in grado di contemplare la natura. Ogni tanto, riesco ad avvistare anche una volpe o un cervo che passa correndo.

E se Dieter Meier si presentasse un giorno allo studio…

Blank: ... allora passeremmo un autentico momento di creatività e di risate. Dieter e io condividiamo lo stesso senso dell’umorismo. Siamo entrambi inclini all’ironia. Ma mi piace anche quando va via e ritrovo la mia tranquillità. Ci conosciamo da molti anni e sappiamo come funzioniamo. E sappiamo perciò quando fermarci e quando evitarci.

Chi di voi ha l’ultima parola sulle canzoni?

Blank: sono il più tenace e deciso.

Esiste la canzone perfetta?

Blank: mi viene d’istinto da pensare a «Good Vibrations» dei Beach Boys. È una canzone senza tempo, la cui melodia ti rimane in testa. Le voci dei «Boys» sono di una bellezza onirica eccezionale.

Le ho posto la stessa domanda nove anni fa, e la risposta fu la seguente: «Altri musicisti hanno forse composto la canzone ideale, ma non è il mio caso. In particolare «Billy Jean» di Michael Jackson o ancora «Sex machine» di James Brown».

Blank: ci sono talmente tanti bei pezzi. Come un padre che ha numerosi figli, non posso rispondere e sceglierne uno.

Meier: qualunque opera musicale, letteraria o artistica è espressione del proprio tempo. A mio avviso, non esiste la canzone perfetta. Ma esiste un genere che mi ha sempre profondamente impressionato: sono cresciuto con il jazz, con Miles Davis e Sonny Rollins. È ciò che mi ha condotto verso la musica.

Quali altri generi musicali vi lasciano un segno indelebile?

Meier: Jimi Hendrix. Fa entrare la musica in una nuova dimensione attraverso la sua voce e la sua chitarra. Non va poi dimenticato Ludwig van Beethoven. Quando i suoi quartetti sono interpretati da musicisti ispirati, essi testimoniano un tale avanguardismo e una tale freschezza che ogni volta rimango estasiato. Anche le sue sinfonie sono eccezionali. In particolare la nona, un capolavoro.

Gli Yello hanno prodotto una canzone perfetta?

Meier: ciascuna delle nostre canzoni è stata prodotta con molto amore, ma nessuna è perfetta.

Blank: perfezione è un termine abusato. Una delle canzoni degli Yello che mi piace sempre ascoltare, anche ad anni di distanza, è «Liquid Lies». Mi picciono gli arrangiamenti e il canto è buono. «Liquid Lies» è suonata in 5/4, il che non è per nulla usuale per una canzone degli Yello.

Arriverei a dire che «The Race», una delle vostre canzoni che ha ottenuto più successo commerciale, è una canzone ideale.

Blank: «The Race» è uno dei nostri pezzi che più ci contraddistinguono. Ma non è necessariamente quello che preferisco.

Il vostro singolo attuale, «Waba Duba», ricorda «The Race». Uno dei miei amici mi ha confidato che quando ha ascoltato il pezzo per la prima volta, si è detto che gli Yello non potevano inventare niente di nuovo.

Blank: lei non è la prima persona a dire che «Waba Duba» evoca «The Race». Occorre probabilmente imputare questo fatto al mio amore per i riff aggressivi di sassofono baritono. Questo elemento stilistico è ancorato profondamente in me ed è senza dubbio per questo che lo si ritrova regolarmente nelle canzoni degli Yello.

Perciò è qualcosa di fortuito?

Blank: sì questi riff appaiono «da soli».

Meier: in «Waba Duba», non ritrovo tracce di «The Race». Al di là di questo, siamo fieri del fatto che il suono degli Yello sia riconoscibile. Non è come se indossassimo un vestito nuovo per ciascun nuovo album. La musica che Boris compone viene dal più profondo della sua anima. È verità pura. Così, se qualcuno si lamenta del fatto che facciamo sempre la stessa cosa, risponderei: «Sì, è vero. E ne andiamo fieri».

Signor Blank, dopo più di 40 anni nel settore, comporre è diventato più facile o più noioso?

Blank: né l’una né l’altra cosa. Non so fare null’altro, la pittura sonora è il mio universo.

Meier: la musica è la vita di Boris. È il suo ossigeno per così dire.

Dieter Meier a proposito della sua collaborazione con Boris Blank: «Boris è un grande lavoratore, io sono molto pigro. Fatto 100 il tempo complessivo, io sono presente nello studio il 5%, al massimo».
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La musica del vostro nuovo album «Point» dà l’impressione di una splendida serata estiva e impone, a mio avviso, di sorseggiare uno o due mojito e di mettersi a scuotere le anche. Purtroppo, al momento festeggiare pone problemi a causa del coronavirus…

Blank: la nostra musica è senza tempo. Una volta che sarà stato trovato un vaccino contro il virus, chi ama danzare potrà scatenarsi sulle canzoni di «Point», di qui a un anno o due.

Meier: i locali sono di nuovo parzialmente aperti, potreste dunque averla ballata in queste settimane. Ma non mi tengo costantemente al corrente di tali evoluzioni. Non mi sono ancora inoltrato in posti affollati e rumorosi.

Una delle vostre canzoni più celebri si chiama «You Gotta Say Yes to Another Excess». Come sono gli eccessi attuali di Yello?

Blank: La mia adrenalina è la composizione. Quando gli astri si allineano improvvisamente, e una melodia viene alla luce, è una sensazione incredibile.

Meier: ci sono degli eccessi buoni e degli eccessi cattivi. Quelli che si iniettano eroina hanno purtroppo scelto un eccesso fortemente nocivo.

E in passato, quando la cocaina, secondo le vostre stesse parole, era un «normale dessert»?

Meier: la cocaina, come l’eroina, è un’aberrazione. Le droghe sono nocive. Queste sostanze modificano artificialmente il vostro stato, penso che ci siano modi migliori per ottenere tale risultato. Una dipendenza positiva è l’amore. Ci sono persone meravigliose, donne e uomini, con le quali intrattengo conversazioni estremamente gratificanti. Inoltre, potrei anche ritrovarmi abitato da un desiderio estremo di realizzare un altro lungometraggio. Sarebbe un altro esempio di eccesso positivo.

Siete entrambi considerati come i «Godfathers of Electropop» così come dei «pionieri della musica elettronica». Questo genere vi ha sedotti da subito?

Blank: quando è uscito il nostro primo disco «Solid Pleasure» nel 1980, il punk era sulla cresta dell’onda. Ma quel genere non mi ha mai contaminato. Pensavo che Iggy Pop & The Stooges fossero stati già esaustivi in questo senso. All’epoca, ero concentrato sulla techno industriale inglese, uno stile musicale estremamente pesante.

Signor Meier, lei è diventato la star della musica che voleva essere?

Meier: non ho mai avuto tale obiettivo, non ho mai cercato di diventare una star. Alcuni musicisti hanno in testa unicamente la loro carriera. Per loro, c’è un momento in cui la musica diventa un mezzo per un fine: diventare celebre e guadagnare tanti soldi. Non è mai stato così per me. Naturalmente, eravamo contenti di poter guadagnare con la nostra musica. Ciò ci ha largamente facilitato la vita. Tuttavia, numerosi artisti vanno incontro a problemi quando improvvisamente diventano ricchi.

Problemi?

Meier: la pressione non cessa di aumentare. Gli artisti devono continuare a centrare ricavi con la loro arte e ad avere successo. Questi musicisti di solito non portano più nulla di buono a loro stessi e generano soltanto noia.

Se gli Yello avessero fatto più concerti avrebbero avuto maggiore successo e celebrità «facile»?

Blank: non mi è mai piaciuto fare concerti. Non sono mai stato attirato dall’idea di installare un computer sul palcoscenico, di scuotere la testa e muovere le anche sulla musica.

Signor Meier, le è capitato di forzare il signor Blank, considerato timido, affinché si lasciasse andare?

Meier: Boris non è timido. È un attore formidabile. Sarebbe capace di fare numeri da circo.

Il più grande malinteso sugli Yello?

Meier: quando debuttammo, molti pensavano che la musica elettronica fosse una meteora. Sulla scia del nostro album «Stella», il «Tages-Anzeiger» si è espresso così: «Speriamo che Stella non sia una stella cadente…».

Blank: qualche anno fa, ci è venuta a trovare una giornalista della rivista femminile «Elle». Io fui il primo a passare sulla graticola, poi fu la volta di Dieter. Più tardi, due dei figli di Dieter sono tornati dalla scuola, e la giornalista gli ha chiesto: «Sono i suoi figli, signor Meier». «Spero di sì», ha risposto Dieter. «È strano - ci ha allora confessato la reporter - perché in redazione si dice che i due protagonisti degli Yello sono probabilmente omosessuali, dal momento che entrambi hanno i baffi». Non sono sicuro che sia il più grande malinteso a proposito di Yello, ma ci ha fatto ridere parecchio.

Battezzare il vostro album «Point» è un modo per mettere un termine ad una grande carriera di musicisti?

Blank: nessuno può saperlo prima. Da parte mia, il nostro nuovo album rappresenta in primo luogo un punto di non ritorno. Tuttavia, può darsi che l’album sia anche un punto nevralgico. Credo che «Point» rappresenti la quintessenza di 40 anni di musica prodotta dagli Yello. Molti pensano che la nostra musica abbia realizzato un ritorno alle origini.

Meier: per l’amor di Dio, «Point» non è certamente la fine. Boris ha ancora molte immagini sonore da conquistare nella testa.

Blank: ... non è vero (ride).

Meier: Boris lavora come uno scoiattolo che raccoglie le nocciole e le sotterra per l’inverno. Nello studio ci dev’essere una cinquantina di scatole di nocciole.

E il signor Blank ritrova sempre le sue nocciole?

Meier: le ritrova tutte.

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