«A 13 anni capii di avere un destro di una potenza inaudita»

bfi

26.3.2020 - 14:04

Mike Tyson, una ferocia di un altro mondo
Keystone

Il 26 marzo del 1992 il pugile più feroce e potente della storia fu condannato a sei anni di prigione: Mike Tyson, leggendario re dei pesi massimi. 

Non ce ne vogliano i profondi conoscitori della vita e della carriera di Mike Tyson: questo non vuole essere un racconto completo della vita del grande pugile statunitense, bensì sprazzi di informazioni ad omaggio di una carriera per certi versi straordinaria.

Il motivo per il quale oggi Mike Tyson si guadagna la home page sul nostro sito, riguarda un fatto extra-sportivo, una delle tante sfaccettature della vita di Iron Mike che lo hanno reso uno dei pugili più discussi e popolari della storia della boxe.

Era il 26 marzo del 1992, quando una corte di New York condannò Mike Tyson a sei anni di prigionia per stupro. Tyson sconterà tre anni in carcere prima di essere rilasciato per buona condotta.

Un'infanzia dura che ne forgiò il carattere

Mike Tyson nacque a Brooklyn, New York , nel 1966. Il padre lasciò la famiglia poco dopo la sua nascita e la madre morì quando Mike aveva 13 anni. Brooklyn era un territorio di bande, un posto difficile in cui crescere, un luogo in cui la violenza, la paura, l'abuso di alcool e droghe al facevano da padroni. Il piccolo Mike finì presto preda delle gang, tanto che all'età di 13 anni era già stato arrestato 38 volte.

Gli unici amici sinceri, ai quali voleva veramente bene - come racconterà lui stesso negli anni a venire - era i suoi piccioni, che allevava con cura. 

Fu proprio la morte di uno dei suoi amici volatili a gettare le basi per una straordinaria vita da pugile. 

Un destro di una potenza inaudita

«Una mattina - ha raccontato Iron Mike in un'intervista di alcuni anni fa - trovai morto il mio piccione preferito. Devastato dal dolore misi il piccione in una scatola e la appoggia fuori, sulla mia veranda. Alcune ore dopo un solerte operatore ecologico del quartiere prese la scatola e la buttò nell'immondizia. Assistendo alla scena, uscii di casa e rincorsi l'impiegato, e annebbiato dal dolore e dalla rabbia gli mollai un destro che lo fece stramazzare al suolo. Ero solo un ragazzo, e lui era un uomo: capii che il mio gancio destro era di una potenza inaudita».

La palestra, il suo allenatore e la rabbia che si portava dentro fecero il resto.

Una ferocia mai vista prima

Negli anni '80 e '90 Mike Tyson diventò il simbolo di uno sport, l'esempio del picchiatore dai pugni di piombo, dell'agilità e di una ferocia sportiva mai vista prima. Mike Tyson rappresentò i milioni di neri che negli Stati Uniti vivevano in povere condizioni economiche e sociali.

Campione del mondo a 20 anni

A 20 anni si laureò campione mondiale dei pesi massimi: il più giovane pugile della storia a fregiarsi di tale corona, un record tutt'ora imbattuto. 

Prima che Iron Mike diventasse vittima di sè stesso, ebbe il tempo di combattere 55 incontri e vincerne 50, 44 dei quali finirono prima del suono dell'ultimo gong.

Tyson era temuto per la sua forza e per la sua ferocia. La Hall of Fame della boxe gli riconosce di essere stato il picchiatore più duro nella storia dei pesi massimi.

Il declino

Dopo aver trascorso tre anni in prigione Iron Mike tornò a combattere, con la stessa grinta e potenza.

Rimane nella memoria di molti il famoso incontro in cui Iron Mike addentò l'orecchio di Evander Holyfield, facendosi squalificare. Nel 2002, a 35 anni, sfidò il connazionale Lennox per il titolo di campione del mondo, perdendo l'incontro per ko.

Nel 2006 Mike Tyson si ritirò definitivamente dopo essere stato steso dagli sconosciuti Danny Williams e Kevin McBride. Nonostante i 300 milioni guadagnati carriera Mike Tyson annunciò di essere in bancarotta. 

Una vita di eccessi la sua, fatta di diversi matrimoni tutti finiti male, di abuso di sostanze stupefacenti e di una rapporto sempre violento con il mondo femminile. 

«Sono come te. Amo i frutti proibiti», «Potevo sentire i suoi muscoli spappolarsi sotto i miei colpi. È divertente pensare che ci sono dei mortali che tentano di entrare nel mio reame», frasi dette da Mike Tyson, che ne descrivono bene la personalità egocentrica e la mancanza di equilibrio.

Un uomo, Mike Tyson, ancora alle prese con i demoni che a volte ne offuscano la ragione e le buone intenzioni.

Un pugile, Mike Tyson, che ha scritto la storia della boxe, quella sanguinaria e spietata, di cui lui è stato il re incontrastato. 

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