Football Leaks: Infantino si difende

«Dura accettare che un figlio di immigrati italiani sia al mio posto»

bfi

8.11.2018

Gianni Infantino
Keystone

Gianni Infantino si è difeso personalmente dalle accuse rivolte alla FIFA e allo stesso presidente contenute nei documenti di «Football Leaks». 

È stato il tedesco 'Der Spiegel', venerdì scorso, a lanciare la nuova bomba di Football Leakes: La FIFA, nella persona del suo massimo dirigente Gianni Infantino, avrebbe evitato delle pesanti sanzioni nei confronti di Manchester City e Paris Saint-Germain, rei di aver violato il Financial Pair Play imposto dalla Uefa.

Football Leaks insomma, alle quali la FIFA non è nuova.

Immediata la risposta da parte del massimo organismo del calcio mondiale, che ha comunicato come sembra vi sia l'intenzione da parte di qualcuno di screditare la FIFA stessa e di ingannare i lettori. 

Ieri invece, è stao lo stesso presidente della FIFA Gianni Infantino a difendersi dalle accuse degli ultimi giorni giorni: «Io posso capire che è dura accettare che un figlio di immigrati italiani sia al mio posto, ma non c'è stato alcun illecito, tutto è accaduto alla luce del sole. Ho sempre operato in modo trasparente». 

Infantino ha poi parlato dei suoi incontri con i due club in questione: «L'obiettivo della FIFA è aiutare i club, non distruggerli. Ho dunque sì incontrato i rappresentanti di Psg e Manchester City, per cercare un accordo, e poi passarlo a chi deve giudicare, che è un organo indipendente».

Il numero 1 del calcio internazionale ha ribadito che PSG e Man City sono stati multati di venti milioni.

«Tra i 30 club solo due non hanno trovato accordo - ha continuato il vallesano - uno e il Milan che ha vinto il caso al Tas. Per i club che sono stati esclusi e ben diverso; non pagavano i debiti e gli stipendi, che sono cose molto più gravi. Quindi, nessun favoritismo a nessuno, ho fatto solo il mio lavoro».

Un'altra bufera, un'altra ombra si è abbatutta sulla FIFA, che nel frattempo ha (ri)ottenuto dal Canton Zurigo - dove risiede il suo quartier generale - di non essere tassata come una società privata a scopo di lucro, ma bensì alla stessa stregua di associazioni e fondazioni che operano per il bene della comunità. Insomma, come se fosse «un'associazione che si occupa della protezione dei conigli nani», ha commentato un consigliere del legislativo zurighese che si era battuto per un esito diverso. 

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