COVID-19 Il farmaco Roche testato anche in Ticino

SwissTXT / pab

15.3.2020

Un'immagine scattata ieri all'Ospedale La Carità a Locarno
Un'immagine scattata ieri all'Ospedale La Carità a Locarno
Keystone / Ti-Press

In Italia il colosso farmaceutico Roche ha messo a disposizione gratuitamente un farmaco (il Tocilizumab) utilizzato per curare l'artrite reumatoide che è già stato usato per studi clinici in Cina su pazienti affetti da Covid 19.

La RSI ne ha parlato con Alessandro Ceschi, direttore dell'istituto di scienze farmacologiche della Svizzera italiana presso l'EOC

«Il farmaco è stato introdotto in maniera sperimentale e usato sui primi pazienti con quadri gravi di Covid-19 in Cina qualche settimana fa. – dichiara Ceschi - Ci sono stati dei buoni risultati. Poi è stato utilizzato anche in Italia. Da parte nostra ci siamo mossi rapidamente per cercare di avere informazioni più precise sulla reale efficacia del prodotto».

Test su casi gravi, ma non bisogna arrivare tardi

Ceschi ha preso personalmente contatto con l’Accademia delle scienze cinese. «Stanno svolgendo uno studio clinico con pazienti molto ben selezionati. La scelta accurata è fondamentale: devono essere casi gravi, ma non bisogna arrivare troppo tardi. Ci sono dati ancora molto preliminari di efficacia».

Ceschi non è in grado di dire chi ha avuto l’idea di provare questo farmaco. «Per questa epidemia si sono mobilitati tutti i medici e scienziati del mondo in modo compatto. Va detto che questa è forse la prima volta che succede nella storia dell’umanità».

Sviluppare nuovi trattamenti o un vaccino richiede molto tempo, per cui «un approccio scelto molto precocemente è stato valutare quale dei farmaci già esistenti poteva avere un efficacia anche con il Covid-19».

«L’abbiamo utilizzato anche in Ticino, qualche speranza c’è»

Il prodotto è stato utilizzato anche in Ticino. Con quali esiti? «Abbiamo elaborato un protocollo interno e abbiamo cercato di ulteriormente migliorarlo in un consesso di esperti. Quanto agli esiti per il momento posso solo dire che l’abbiamo utilizzato. Qualche speranza c’è».

Possiamo dire rafforzata dagli esiti ottenuti in Cina e in Italia? «Sì, premesso che vanno selezionati molto bene i pazienti. Hanno quadri gravi di malattia, che devono essere identificati al momento giusto. In questi pazienti può esserci un’efficacia».

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