Locarno Film Festival Mike Müller: «Locarno per un attore è un'occasione fantastica»

Teleclub / pab

14.8.2020

Locarno 2020 | Mike Müller

Locarno 2020 | Mike Müller

29.07.2020

Momenti magici, film commoventi e ricordi nostalgici di Piazza Grande: alcune personalità svizzere raccontano i loro momenti speciali legati al Locarno Film Festival, che quest'anno ha luogo dal 5 al 15 agosto. Oggi tocca all'attore solettese Mike Müller.

Durante l'intervista «Bluewin» ha pure scoperto quali sono i tre film che Müller porterebbe su un'isola deserta e con quale personaggio famoso chiacchiererebbe volentieri in Piazza Grande.

Il primo film è come il primo grande amore, indimenticabile. Signor Müller, qual è il suo primo ricordo cinematografico?

Il mio primo ricordo al cinema è quello di un documentario che parlava della Panamericana, la via che collega l’Alaska alla Terra del Fuoco. Mi ha davvero impressionato. L’ho visto in un cinema di Aarau, dove proiettavano anche altri film interessanti come «Easy Rider» o «Effetto Notte» («La nuit americaine»). Uno dei primi film importanti per me è un musical «main stream» «The Blues Brothers», perché quello che mi incuriosisce nel cinema è la vitalità. E con molti attori che vengono dal «Saturday Night Show» in quella pellicola ce n’è davvero molta. L’ho trovato interessante anche per tanti altri diversi motivi e anche di più con il passare del tempo.

Nessun film per bambini dunque nella sua infanzia. E quelli della Disney?

Diciamo così… le produzioni della Disney non erano molto apprezzate dai miei genitori. Le vedevano un po’ come «dogmatiche». Ma la Disney è importante. Realizza molti film divertenti, ma per quanto detto prima non sono stati i film della mia infanzia.

Se potesse portare solo tre film sull'ipotetica isola deserta, quali sarebbero?

Nessuna idea. Mi annoierei a guardare sempre gli stessi tre film sull’iPad. E non credo ce ne siano che potrei rivedere. Preferirei prendere con me molte matite e molta carta. Se proprio dovessi scegliere punterei su pellicole dei fratelli Coen perché hanno un non so che di film testamento. Penso ad esempio a «Fargo» perché mi ha impressionato, ma anche a «O Brother, Where Art Thou?» («Fratello, dove sei?» Ndr.). Trovo questi film interessanti perché sono diversi da quelli europei, dove la psicologia a volte gioca un ruolo molto importante. Nei film dei fratelli Coen succede quel che succede perché succede… senza tante spiegazioni.

Mike Müller
Keystone

Mike Müller, nato a Grenchen, nel canton Soletta nel 1963, è attore teatrale, televisivo e cinematografico. Con il cabarettista Viktor Giacobbo ha scritto e condotto «Giacobbo/Müller», una delle più popolari trasmissioni satiriche della SRF, una sorta di «Late Night Show» in salsa elvetica, andato in onda per otto anni dal 2008 al 2016, la domenica sera. Ha raggiunto la popolarità nazionale con la fortunata serie televisiva elvetica «Il Becchino», trasmessa per sette stagioni, fino al 2019, nel quale riveste il ruolo del protagonista grazie al quale vince, nel 2017, il premio speciale della giuria delle «Giornate cinematografiche di Soletta».

Qual è il suo «momento magico» legato al Locarno Film Festival?

Naturalmente il risotto a Ponte Brolla, fenomenale! E poi nuotare in Valle Verzasca. Il Festival è prima di tutto un luogo dove si incontrano le persone del settore e per un attore è un’occasione fantastica. Ma è anche il tempo delle vacanze degli svizzero-tedeschi. Fa parte della nostra cultura passare un po’ dell’estate in Ticino.

In che modo il periodo della pandemia di COVID-19 ha cambiato il suo modo di fruire i film?

Credo sia cambiata la quantità, ma non la qualità, anche se la gente ha avuto più tempo di guardare la TV. Anche grazie allo streaming si può vedere tanto e scoprire nuove serie TV e vedere nuovi film, ma non è la stessa cosa, non è come andare in sala. Certo dopo la visione si può discutere via telefono, skype, video chiamate, eccetera. L’ho anche fatto, ma mi è mancato l’aspettare l’uscita di un film, l’incontrare gente al cinema, il guardare un film e poi poterne parlare davanti a una birra. Oppure semplicemente l’incontrare qualcuno che mi dice: “Ho scoperto quella serie, è fantastica, devi assolutamente vederla!”. È diventato un po’ tutto virtuale. Non si tratta solo di trovarsi insieme in una sala cinematografica per guardare un film di Netflix o uno dell’eccellente mediateca della SRF: ma anche, perché no, di fare un po’ di gossip. Anche quello fa parte della cultura. E mi è mancato!

Se potesse scegliere una persona famosa con cui chiacchierare in Piazza Grande, chi sarebbe?

Il papa. È un tipo interessante. Sa un sacco di cose su una grande organizzazione che ha avuto montagne di problemi con la giustizia, che ha una struttura globalizzata e che quindi giocoforza intreccia molte culture e persone importanti. E farei pure un po’ di gossip con lui. Lo troverei davvero divertente e curioso. Con lui parlerei però anche dei film sudamericani che guarda o che ha guardato… sempre che ne guardi di film!

Swisscom – di cui «Bluewin» fa parte – è media partner del LFF.

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