Federer: «Ne ho piene le scatole di sentire queste storie»

fon

31.8.2019

Federer si è arrabbiato in conferenza stampa.
Getty - Teleclub

Roger Federer si è qualificato senza troppi problemi per gli ottavi di finale degli US Open. Il renano ha ammesso di avere avuto un notevole vantaggio sul suo avversario, avendo potuto beneficiare di un giorno di pausa fra il secondo e il terzo turno. Evans ha infatti dovuto giocare due partite in meno di 24 ore, e la programmazione del match contro Federer così presto non gli è particolarmente piaciuta...

Al termine del match del terzo turno brillantemente vinto Roger Federer è stato il primo ad ammetterlo: il suo avversario odierno, Daniel Evans, si trovava in una situazione di svantaggio ancora prima di mettere piede nell'Arthur Ashe.

A causa della pioggia caduta copiosa su Flushing Meadows nella giornata di mercoledì la maggioranza delle partite programmate nel giorno di metà settimana sono state cancellate. Gli unici tennisti ad aver potuto concludere il loro secondo giorno di competizione come da copione sono stati i pochi eletti scesi in campo nell'Arthur Ashe o nel Louis Armstrong Stadium, i due stadi principali degli US Open muniti di tetto. 

Di conseguenza gli attori di primo piano come Roger Federer o Novak Djokovic hanno giocato mercoledì e riposato il giovedì. Mentre la maggioranza dei giocatori, compresi Stan Wawrinka e lo stesso Daniel Evans, si sono dovuti sobbarcare di lavoro senza la possibilità di riposarsi a dovere.

Il 29enne di Birmingham ha dovuto giocare oltre tre ore giovedì per avere la meglio sul francese Lucas Pouille. Terminata la partita alle 18:00 Evans ha poi dovuto farsi trovare pronto alle 12:00 del giorno successivo per il duello contro il renano che valeva la qualificazione agli ottavi.

«Indipendentemente da quando ha terminato di giocare ieri io avevo un grandissimo vantaggio - ha ammesso Roger Federer in conferenza stampa al termine della sfida - avrebbe fatto differenza se avesse giocato alle 14:00 invece di mezzogiorno? Non credo, ma sono dell’opinione che in certi casi ogni ora conta. Spesso in questi casi il problema non è esclusivamente fisico, ma anche mentale. Non bisogna dimenticare l’importanza di questo aspetto prima e dopo ogni partita».

«Sono cose che sono successe anche a me - ha poi precisato il basilese - indiscutibilmente la programmazione delle partite oggi non è stata in suo favore. Ma questo è il tennis, si tratta di intrattenimento, e lo show deve continuare. Ho perso io stesso partite per questo motivo, altre volte come è successo oggi ne ho tratto vantaggio. Quindi capisco se Evans oggi sarà un po’ frustrato».  

Federer perde la pazienza

Nella conferenza stampa post partita si è poi visto come anche il tranquillo e pacato Roger Federer può perdere la pazienza. Ad irritare l'attuale numero tre della classifica ATP è stata una domanda piuttosto sopra le righe di un giornalista: «È vero che sei stato tu a decidere di giocare così presto? A scegliere di scendere in campo nella prima partita della Sessione giornaliera nell'Arthur Ashe?».

«No, non ho deciso io - è stata la secca risposta di Federer -  so che ci hanno chiesto di esprimere la nostra preferenza, ma è tutto qui. Ciò non significa che “Roger chiede, Roger riceve”. Ricordatevelo. Perché ho letto cavolate simili troppo spesso. Ne ho piene le scatole di sentire che io decido e che ho voce in capitolo. In realtà è il torneo e le televisioni che prendono queste decisioni. Noi possiamo dare le nostre preferenze, ma questo è quanto. Io sarei pronto ad andare in campo anche se decidessero di farmi giocare alle 4:00 di mattina».

Evans dribbla le polemiche

Interpellato sullo stesso tema, il tennista britannico ha ammesso di essere stato un poco sorpreso di dover giocare due partite così ravvicinate... senza però gettare ulteriore benzina sul fuoco. «Reclamare? Pensate che un giocatore come me, con la mia posizione nel ranking, possa dire qualche cosa? - ha affermato con amarezza il 29enne - ci sono probabilmente quattro persone nel circuito che possono dire quando giocare, forse tre».

«È stato un onore giocare nell’Arthur Ashe, è uno stadio pazzesco. Però non mi sono mai sentito al top oggi, già quando sono uscito per il riscaldamento mi sembrava di andare al rallentatore. Ma alla fine va bene così, per me è stata un’altra bella esperienza in un Grande Slam», ha concluso Evans.

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