Abusi sessuali sui figli: condannati i genitori

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14.11.2019 - 17:55

Aula penale a Lugano (immagine d'archivio)
Ti-Press

Quindici anni di carcere al marito e tredici alla moglie: sono le condanne emesse giovedì dalla Corte delle Assise criminali a Lugano, nei confronti della coppia del Bellinzonese, colpevole di aver abusato sessualmente, e per anni, dei loro due figli.

Gli atti sono cominciati nel 2002, quando la bambina aveva 3 anni, il bambino 7, e sono stati reiterati nel tempo.

La loro è «una colpa di inaudita gravità», ha affermato in aula il giudice Amos Pagnamenta. La Corte ha accertato più di 100 episodi nei quali i figli, sin da piccolissimi e per anni, sono stati costretti a partecipare agli atti sessuali dei genitori. «Ciò che hanno fatto è quanto più abbietto e ignobile si possa commettere ai danni di un minore, tanto più che sono stati atti commessi sui propri figli».

La versione della figlia ritenuta credibile

La versione della figlia, oggi 20enne, è stata ritenuta credibile su tutta la linea: «Il suo racconto è stato lineare e, soprattutto, la giovane non aveva nessun motivo di mentire», ha aggiunto il giudice. Questo a differenza del padre, il quale in aula è stato definito un bugiardo, «un uomo che ha tentato di salvare la faccia infangando ulteriormente la figlia».

Il 50enne ha sempre ridimensionato il numero di episodi e negato di aver avuto rapporti completi con la ragazza.

Pena leggermente meno severa per la madre

Parole dure sono state spese anche per la madre. Infatti, la Corte non ha creduto alla sua versione: quella di non essersi opposta all’orrore per il legame di subordinazione che aveva con il marito. A suo favore ha invece pesato il numero di episodi, minore rispetto a quelli commessi dall’uomo e l’assenza della violenza carnale.

Inoltre, ha riconosciuto alla donna una presa di coscienza maggiore di quanto commesso e delle conseguenze sui figli.

Le richieste di accusa e difesa

L'accusa, rappresentata dalla procuratrice pubblica Marisa Alfier, aveva pure chiesto condanne a 15 anni di carcere - il massimo della pena - per l'imputato, mentre ne aveva chiesti 14 anni e 6 mesi per la donna, 45enne.

La difesa aveva da parte sua contestato diversi capi d'accusa e chiesto che all'uomo venissero inflitti al massimo sei anni e mezzo mentre alla madre, facendo leva sul «sincero pentimento», non più di sei anni di detenzione.

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