Mottarone

Il caposervizio ammette: «Forchettone inserito anche altre volte», il direttore: «Una sua scelta scellerata»

ATS / sam

30.5.2021 - 00:13

Emergono nuovi inquietanti particolari dopo gli interrogatori
Emergono nuovi inquietanti particolari dopo gli interrogatori
Keystone

Emergono nuovi inquietanti particolari dagli interrogatori, nel carcere di Verbania, dei tre fermati per l'incidente della funivia del Mottarone, che ha causato 14 morti. Eitan, unico sopravvissuto, stabile, ma ancora in rianimazione. Il caposervizio: «Porterò il peso per tutta la vita, sono distrutto». 

ATS / sam

30.5.2021 - 00:13

Il primo a essere stato ascoltato, durante gli interrogatori iniziati sabato mattina nel carcere di Verbania, è il caposervizio della funivia del Mottarone Gabriele Tadini, che già martedì sera aveva reso le prime ammissioni spiegando di aver deciso lui di piazzare e mantenere i forchettoni sulle ganasce che hanno disattivato il sistema frenante d'emergenza, che non è scattato quando il cavo traente si è spezzato.

E lo ha fatto, come quasi «abitualmente» nell'ultimo mese, per evitare blocchi della cabinovia dovuti alle anomalie dei freni. Così però, quando la fune si è spezzata, la cabina numero 3 non è rimasta agganciata al cavo portante ed è volata via. 

Interrogato dalla giudice per le indagini preliminari (gip) Donatella Banci Buonamici, Tadini ha di nuovo ammesso di aver messo il ceppo blocca freno e soprattutto di averlo fatto altre volte.

L'uomo ha spiegato che le anomalie manifestate dall'impianto non erano collegabili alla fune e ha escluso collegamenti tra i problemi ai freni e quelli alla fune. «Non sono un delinquente. Non avrei mai fatto salire persone se avessi pensato che la fune si spezzasse», ha detto Tadini secondo quanto riferito dal suo avvocato.

«Porterò il peso per tutta la vita, sono distrutto»

«Porterò il peso per tutta la vita, sono distrutto perché sono morte vittime innocenti», avrebbe detto in sostanza Tadini, sempre stando a quanto spiegato fuori dal carcere di Verbania dal suo legale. «Sono quattro giorni che non mangia e non dorme», ha aggiunto il difensore.

Il legale ha precisato che Tadini ha risposto «in maniera compiuta» all'interrogatorio approfondito del gip, ma il difensore non ha voluto parlare delle eventuali chiamate «in correità» che potrebbe aver fatto il tecnico.

Tadini già nel primo verbale davanti ai pm aveva chiarito che la scelta di mettere i forchettoni ai freni era stata avallata dal gestore, Luigi Nerini, e dal direttore di esercizio, Enrico Perocchi.

La difesa ha anche fatto presente di aver contestato l'accusa di falso, imputata a Tadini assieme all'omissione dolosa aggravata dal disastro e all'omicidio e alle lesioni colpose, perché «lui non è pubblico ufficiale». Il falso riguarda la compilazione con «esito positivo dei controlli» nel «registro giornale» anche il giorno stesso della tragedia, malgrado sentisse dei «rumori».

Al termine dell'interrogatorio, il legale ha chiesto al gip la misura degli arresti domiciliari, non la libertà. Una decisione in merito sarà comunicata nel pomeriggio.

«Usare i forchettoni è stata una scelta scellerata di Tadini»

Successivamente è stato interrogato il direttore d'esercizio della funivia del Mottarone, Enrico Perocchi, il quale - stando al suo legale - ha affermato davanti al gip: «Non salirei mai su una funivia con ganasce, quella di usare i forchettoni è stata una scelta scellerata di Tadini». 

«Non sapevo dell'uso dei forchettoni, non ne ero consapevole», ha sostenuto Perocchi. L'uomo ha dunque negato quanto sostenuto da Tadini, e cioè che fosse al corrente dell'uso dei forchettoni per bloccare il freno di emergenza che entrava in funzione a causa delle anomalie dell'impianto.

Il difensore ha aggiunto che Perocchi «è incredulo e inebetito»: nel corso dell'interrogatorio ha insistito sul fatto che «non poteva prevedere né sapeva che qualcuno avesse fatto uso scellerato delle ganasce». Il legale ha chiesto la libertà per il suo assistito.

«Non potevo fermare io la funivia»

Per ultimo, sotto interrogatorio, è finito Luigi Nerini, gestore delle Ferrovie del Mottarone srl, il quale - stando a quanto riferito dal suo legale - ha detto al giudice per le indagini preliminari:  «Non potevo fermare io la funivia».

Non era lui, infatti, stando alla versione di Nerini, a doversi occupare dei problemi di sicurezza dell'impianto. «Smettetela di dire che ha risparmiato sulla sicurezza», ha spiegato il suo avvocato.

Nerini, ha chiarito il suo legale, ha «dato indicazioni importanti su chi doveva fare cosa», su chi «doveva occuparsi della sicurezza dei viaggiatori e chi degli affari della società». Il gestore ha spiegato che sapevano che c'erano problemi al sistema frenante e che era stata «chiamata per due volte una ditta», ma non che venissero usati i forchettoni per disattivarlo.

Il potere di «chiudere la ferrovia non era suo, lui poteva fermarla solo se mancava il direttore di esercizio». Ossia per legge, ha ribadito al gip, il caposervizio della funivia Gabriele Tadini e il direttore di esercizio Enrico Perocchio dovevano occuparsi di sicurezza, non lui.

I tre indagati fuori dal carcere

Al termine degli interrogatori, il giudice Donatella Banci Buonamici ha deciso di far uscire dal carcere tutti e tre i fermati.

Al caposervizio, che ha ammesso l'uso del forchettone che impedivano ai freni di attivarsi, sono stati disposti gli arresti domiciliari, mentre è probabile che per gli altri due ora non ci sono elementi probatori sufficienti per la misura cautelare.

In particolare, il gestore dell'impianto, parlando con il gip, ha fatto notare che la sicurezza e le manutenzioni non sono responsabilità dell'imprenditore, ma delle ditte a cui vengono affidate e del caposervizio e del direttore di esercizio.

Eitan in condizioni stabili, ma ancora in rianimazione

Nel frattempo rimangono stabili le condizioni di Eitan, il bambino di 5 anni unico sopravvissuto della strage. È ancora ricoverato all'ospedale infantile Regina Margherita di Torino (Piemonte) e resta in prognosi riservata nel reparto di rianimazione.

Il piccolo resterà ancora qualche giorno in rianimazione perché il torace è ancora contuso e la situazione addominale non permette ancora di rialimentarlo, riferisce l'agenzia di stampa italiana Ansa.

Lutto in Piemonte, domani un minuto di silenzio 

Intanto domani sarà una giornata di lutto in tutto il Piemonte per le vittime. Il decreto firmato nelle scorse ore dal presidente della Regione, Alberto Cirio, invita la popolazione a osservare un minuto di silenzio a mezzogiorno e gli enti pubblici piemontesi a unirsi nella manifestazione del cordoglio a una settimana dall'incidente.

«Nulla può lenire il dolore, ma sentiamo il bisogno di ricordare in un modo solenne coloro che hanno perso la vita in questa follia. Il Piemonte non smetterà mai di stringersi alle loro famiglie e al piccolo Eitan», afferma il governatore.

Negli uffici regionali, in accordo con il Governo e con la Prefettura di Torino, la bandiera italiana e della Regione Piemonte, insieme a quella dell'Unione Europea, saranno esposte a mezz'asta.

ATS / sam