«Bötschi domanda»

Karlheinz Weinberger, il fotografo svizzero dell’insolito

Bruno Bötschi

7.11.2018

Per decenni, Karlheinz Weinberger ha lavorato nella stessa fabbrica di Zurigo. Nei fine settimana, scattava fotografie, scegliendo soprattutto giovani uomini come soggetti: al lavoro, mentre praticavano dello sport o mentre facevano sesso. È la prima volta che un’esposizione raccoglie l’opera completa di questo fotografo rimasto a lungo poco conosciuto.

L’uomo che fece scrivere «Fotografo dell’insolito» sul suo biglietto da visita si è concentrato spesso sugli esseri umani ai margini della società. Tra il 1943 e il 1967, Karlheinz Weinberger è stato fotografo ufficiale della rivista omosessuale «Der Kreis» («Il circolo», in italiano).

Nel 1958 scoprì un nuovo fenomeno a Zurigo: i punk. Ragazze e ragazzi che portavano jeans stretti, giacche di cuoio e grosse catene. Documentò il loro entusiasmo per James Dean, Elvis e il Rock’n’Roll. Born to be wild.

Inoltre, Karlheinz Weinberger era un fotografo sportivo eccezionale. Il talento di quest’uomo, che per tutta la vita è stato un artista amatoriale, è stato riconosciuto soltanto sei anni prima della sua morte, grazie ad una grande esposizione e alla pubblicazione di un libro.

La Photobastei di Zurigo espone per la prima volta la sua opera completa. «Bluewin» ha intervistato Patrik Schedler, esecutore testamentario del signor Weinberger e responsabile dell’esposizione.

«Bluewin»: Signor Schedler, qual è la sua fotografia preferita tra quelle scattate da Karlheinz Weinberger?

Patrik Schedler: una foto di lottatori in bianco e nero. L’immagine ritrae due uomini che combattono, uno dei quali è letteralmente gettato in aria. È una composizione sublime, che irradia erotismo. È appesa nel mio salone.

Quando ha incontrato Weinberger per la prima volta?

Era nel maggio del 2000, nel corso del vernissage dell’esposizione sul movimento omosessuale «Der Kreis», al Museo nazionale svizzero. All’epoca, non sapevo neppure cosa mi fosse capitato. Me ne sono reso conto soltanto alcuni mesi più tardi, quando ci siamo rivisti ad un funerale.

Due lottatori: l’immagine preferita dell’esecutore testamentario Patrik Schedler.
Due lottatori: l’immagine preferita dell’esecutore testamentario Patrik Schedler.
Nachlass Karlheinz Weinberger, Zürich

Che genere di uomo era Weinberger?

Era fantastico, spirituale e a volte sospettoso. Quando l’ho incontrato, all’inizio ho pensato che fosse introverso. Ma non era assolutamente così. Karlheinz Weinberger aveva un’eccellente parlantina. Inoltre, era estremamente generoso e ha sempre difeso coloro che dovevano esserlo.

Karlheinz Weinberger era un fotografo autodidatta.

È vero. Dopo il liceo classico, ha fatto diversi lavori qua e là. È stato venditore di tappeti e di mobili, tra le altre cose. Poi è stato a lungo disoccupato, fino al 1959, quando è diventato magazziniere per la Siemens, posto che ha mantenuto per tutta la vita.

Quando ha scoperto la fotografia?

A partire dall’adolescenza. A 15 anni, ha incontrato un ragazzo durante la festa di Sechseläuten, che successivamente ha portato a casa sua. Da questo incontro è nata una relazione. Tuttavia, gli ardori di Albert (il nome del ragazzo) finirono per assopirsi e la relazione finì. Al momento dell’addio, regalò a Karlheinz una macchina fotografica. Del resto, i genitori di Karlheinz erano al corrente di questo amore. La madre doveva essere davvero una donna fantastica. Non a caso, Karlheinz Weinberger lo sottolineava spesso. Per quanto riguarda il padre, fu un intellettuale mancato. Dovette imparare il mestiere di fabbro e finì per trovare un posto nell’esercito.

Karlheinz Weinberger acquisì una certa notorietà attraverso i suoi ritratti di «punk», che cominciò a fotografare a partire dal 1958. Dove scovava questi uomini?

Ne incontrava uno per strada, lo avvicinava e gli diceva: “Sei bello, ma tra dieci anni non lo sarai altrettanto. Dobbiamo scattarti una foto adesso. Vieni”. Nella maggior parte dei casi lo seguivano.

Perché?

Karlheinz Weinberger era carismatico.

Karlheinz Weinberger, magazziniere e fotografo, nel giorno del suo pensionamento, nel 1986.
Karlheinz Weinberger, magazziniere e fotografo, nel giorno del suo pensionamento, nel 1986.
Nachlass Karlheinz Weinberger, Zürich

Queste fotografie di uomini erotici precorrevano i tempi all’epoca.

Karlheinz Weinberger sapeva molto bene ciò che faceva. Tuttavia, era cosciente del fatto che ci sarebbe voluto del tempo prima che il suo lavoro fosse apprezzato. È per questo che faceva sempre marcia indietro quando si trattava di esporre pubblicamente le sue immagini. Penso che non volesse essere catalogato. Se un libro di foto fosse stato pubblicato negli anni Sessanta, sarebbe stato senza dubbio il fotografo degli uomini mezzi nudi. Ma Karlheinz Weinberger era anche un fotografo sportivo eccezionale. Negli anni Cinquanta, era spesso invitato all’Athletik-Sportverband Adler a Zurigo. Qui si allenavano principalmente dei migranti. A volte, ne approfittava per portarsi uno dei ragazzi a casa.

Il celebre fotografo di moda Hans Feurer ha confidato di essersi interessato all’inizio alla professione al fine di incontrare belle donne. Fu lo stesso per Weinberger?

Secondo il fondatore del movimento omosessuale «Der Kreis», Jim, il soprannome di Weinberger, nell’associazione era sempre presente dove era possibile incontrare begli uomini.

Hans Feurer ha aggiunto che era un vero Don Giovanni e di essere andato a letto parecchie volte con le sue modelle. Anche Weinberger?

Penso di sì. Quando era giovane, era molto attivo sessualmente. Più tardi, a 40, 45 anni, era molto meno impetuoso. All’epoca in cui lo conobbi, gli era capitato ancora di invitare un paio di uomini incontrati per strada per fotografarli, ma non accadde nulla di particolare.

Da un anno, il dibattito #Metoo sul sessismo è molto acceso. Non molto tempo fa, numerose modelle nonché alcune assistenti hanno depositato delle denunce per molestie sessuali contro i fotografi delle star Mario Testino e Bruce Weber. Se Karlheinz Weinberger fosse ancora vivo dovrebbe temere azioni di questo tipo?

Non credo. Nel suo testamento ho trovato una lettera che gli avevano inviato quattro fanatici religiosi. Nel testo, gli facevano sapere che lo osservavano e che si sarebbe assolutamente dovuto comportare meglio, altrimenti sarebbe finito all’inferno. Poi c’è l’aneddoto di una donna che si è lamentata perché cercò di convincere il suo ragazzo a diventare omosessuale.

Zurigo, attorno al 1968.
Zurigo, attorno al 1968.
Nachlass Karlheinz Weinberger, Zürich

Le foto di Weinberger venivano pubblicate sulla rivista «Der Kreis». Oggi, dei begli uomini assumono pose simili per delle pubblicità. Cinquanta anni fa, immagini come quelle erano pericolose. All’epoca, gli omosessuali erano perseguitati e denunciati. Karlheinz Weinberger non ebbe mai problemi con la polizia?

Oh, sì! Una volta, un tipo che aveva portato a casa gli aveva rubato un orologio. Karlheinz Weinberger lo denunciò e l’uomo fu arrestato. Ciò che Weinberger non sapeva, però, è che il tipo gli aveva anche rubato una busta con degli esemplari della rivista omosessuale americana «Physic Pictorial». Più tardi, ricevette una richiesta di comparizione da parte della polizia che gli confiscò tutte le fotografie. Dovette a quel punto superare una montagna di complicazioni: ogni sera, doveva recarsi al commissariato per identificare i suoi modelli. Tuttavia, era testardo e rimase muto. Un giorno, un giudice decise che tutti i suoi scatti avrebbero dovuto essere distrutti. Due poliziotti furono inviati per accompagnarlo all’inceneritore. Ma si produsse un piccolo miracolo: i due agenti lasciarono Karlheinz Weinberger solo per un paio d’ore, il che gli consentì di salvare all’ultimo istante le sue immagini preferite.

Lei ha classificato, scandagliato e reso fruibile la sua opera dall’anno 2000, e poi il suo testamento. Perché l’ha designata come esecutore testamentario?

Dopo esserci conosciuti, nel 2000, avevamo intenzione di organizzare un’esposizione nella mia vecchia galleria a Zurigo. A lungo aveva manifestato riserve; fu solo quando gli dissi che poteva mostrare ciò che voleva che si decise. Questa retrospettiva ci ha avvicinati.

E poi?

Il momento chiave fu il suo ictus nel 2003. Volevamo entrambi andare ad un vernissage, un sabato. Allora suonai a casa sua, ma lui non apriva la porta. Per cui riuscii a penetrare nell’appartamento e lo trovai per terra. Quell’incidente cambiò completamente il nostro rapporto. Da quel momento diventai il suo principale punto di riferimento.

Di quante fotografie parliamo?

Ritengo che ci siano 20'000 negativi in bianco e nero e 50'000 dispositive.

Come si fa a classificare ed analizzare una tale quantità di immagini?

Finora non lo sapevo neanche io. Bisogna guardare e riguardare tutto, e poi rifarlo ancora. Fortunatamente, avevamo già organizzato un po’ le fotografie con Karlheinz.

È vero che conservava numerose immagini semplicemente sotto al divano?

Sì, in occasione di una delle mie visite, mi disse: “Apri il cassetto sotto al divano”. C’erano centinaia di diapositive a colori impolverate.

Patrik Schedler a proposito di Karlheinz Weinberger: «Visto dall’esterno, non sembrava condurre una vita spettacolare. Ma osservando le sue fotografie, si capisce quanto la sua esistenza sia stata rocambolesca. È ciò che cerco di trasmettere».
Patrik Schedler a proposito di Karlheinz Weinberger: «Visto dall’esterno, non sembrava condurre una vita spettacolare. Ma osservando le sue fotografie, si capisce quanto la sua esistenza sia stata rocambolesca. È ciò che cerco di trasmettere».
zVg

La Photobastei di Zurigo espone per la prima volta l’opera integrale di Weinberger. Lei è il responsabile dell’esposizione. Cosa devono aspettarsi i visitatori?

Voglio mostrare tutta l’ampiezza della sua opera, in particolare le fotografie di sport non pubblicate. Ma voglio anche raccontare la storia della città di Zurigo a partire dagli anni Cinquanta, i suoi costumi, i movimenti giovanili e il mondo gay. Tuttavia, so che dovrò trattenermi un po’.

In cosa?

Non potrò mostrare dei peni in erezione, se non dietro ad una tenda. Ma me ne farò una ragione.

Lei pubblicherà un saggio sulla vita di questo artista che è diventato celebre solo in tarda età. Si intitolerà «Karlheinz Weinberger oder Die Ballade von Jim» («Karlheinz Weinberger o la ballata di Jim», in italiano). Nel libro troveremo cose che sono assenti nell’esposizione?

Si tratta di una biografia di Karlheinz Weinberger. Visto dall’esterno, non sembrava condurre una vita spettacolare. Ma osservando le sue fotografie, si comprende quanto rocambolesca sia stata la sua esistenza. È ciò che cerco di trasmettere.

Oggi, quando pensa a Karlheinz Weinberger, cos’è che le manca di più?

I suoi scherzi. Con lui ridere era garantito. Era ironico e sarcastico, ma mai cattivo. Mi piaceva molto questo aspetto del suo carattere.

L’ha fotografata?

Una volta, quando gli feci visita con il mio compagno dell’epoca, mi disse all’improvviso: “Voglio scattarvi una foto. Non accetto discussioni”.

Vi davate del lei?

Sì, sempre.

Un’esposizione, due libri.

La Photobastei di Zurigo espone le opere di Karlheinz Weinberger dal 1 novembre al 23 dicembre 2018. Weinberger come non l’avete mai visto: uomo, zurighese e amante dell’erotismo maschile. Questa esposizione tratta in profondità i ritratti dei punk che l’hanno reso celebre.

Oltre all’esposizione sono stati pubblicati:

Karlheinz Weinberger, Sports, Vol. #2, Sturm und Drang Verlag, Zurigo

Patrik Schedler, Karlheinz Weinberger oder Die Ballade von Jim (saggio biografico), Limmat Verlag Zurich, a partire dal 25 novembre 2018.

Perulteriori informazioni e immagini: karlheinzweinberger.ch.

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