Il presidente del San Gallo

«Non voglio essere l'eroe di Berna. Il Lugano ha meritato»

sda - La redazione

17.5.2022

St. Gallens Praesident Matthias Hueppi schreitet ein, als St. Galler Fans das Spielfeld stuermen wollen, nach dem Schweizer Fussball Cup Final zwischen dem FC Lugano und dem FC St. Gallen, am Sonntag, 15. Mai 2022, im Stadion Wankdorf in Bern. (KEYSTONE/Gian Ehrenzeller)
Il presidente del San Gallo Matthias Hueppi scende in campo a Berna per fermare dei tifosi biancoverdi troppo esagitati. 
KEYSTONE

Dopo la cocente sconfitta per 1-4 nella finale di Coppa contro il Lugano e gli incidenti evitati in parte anche grazie al suo intervento, il presidente del San Gallo Matthias Hüppi parla delle sue sensazioni in un'intervista.

sda - La redazione

17.5.2022

A Berna domenica, in occasione della finale di Coppa Svizzera ha trionfato il Lugano del presidente Philippe Regazzoni, mentre il San Gallo di Matthias Hüppi ha dovuto ingoiare la seconda sconfitta di fila in altrettanti finali al Wankdorf. 

Signor Hüppi, si è appena lasciato alle spalle una domenica densa di emozioni.

È stato davvero impressionante e stimolante. Domenica, di buon mattino, mi sono tuffato nel mare biancoverde e ho camminato con i tifosi dalla stazione allo stadio. La gente ha apprezzato molto il fatto che non mi sono fatto accompagnare in limousine. Nessuno ha dovuto convincermi a farlo, ero felice di far parte di questa carovana di persone, che a mio parere era assolutamente pacifica e allegra.

Nonostante la delusione finale, il suo San Gallo muove la gente.

Siamo stati sostenuti intensamente per molto tempo. Più di 10'000 persone hanno l'abbonamento stagionale. Siamo molto contenti della fiducia. Ed è esattamente il sentimento provato a Berna. Tutta la popolazione della Svizzera orientale: intere famiglie, molti giovani, ma anche persone anziane erano presenti alla finale. Questo è ciò che mi muove, questo è ciò che guida il nostro equipaggio, questo è anche il modo in cui comunichiamo e ci avviciniamo alle persone. Abbiamo costruito questa fiducia. Ecco perché una sconfitta del genere fa doppiamente male; noi non siamo un prodotto artificiale, siamo un'associazione che rappresenta il massimo grado di trasparenza e anche di vicinanza alla gente.

Quanto profonde sono le ferite?

Profonde, è logico. Volevamo davvero regalare un trofeo ai nostri tifosi. Non ha funzionato, anche perché il Lugano ha giocato molto bene e ha fatto quasi tutto bene con una squadra esperta, mentre noi abbiamo commesso qualche errore di troppo in fasi di gioco importanti. Dobbiamo rispettare il verdetto del campo. Ma vi prometto una cosa: torneremo!

Il vostro club ha raggiunto un risultato straordinario con la sua seconda finale consecutiva in Coppa, ma ha anche perso entrambe le volte. Come ha percepito l'umore dei giocatori?

Fa molto, molto male, non c'è dubbio. Sarà importante dare a tutti lo spazio e il tempo necessari per affrontare correttamente questa delusione. Dopo un'analisi autocritica, dobbiamo andare avanti. Conto su di noi per rialzarci, per riorganizzarci, per tenere sotto controllo il calo di energia degli ultimi mesi. Non permetterò troppa negatività, la strada continua.

Nonostante la sconfitta avete già ripreso il quadro generale della situazione grazie alle numerose reazioni positive?

Io stesso ho ricevuto molti messaggi incoraggianti e motivanti, ma ovviamente sono legati soprattutto agli eventi successivi alla partita.

Si riferisce al suo coraggioso intervento per fermare alcuni hooligan del San Gallo...

Questo intervento era necessario, altrimenti la situazione sarebbe probabilmente degenerata. Un piccolo gruppo di tifosi violenti mi ha costretto a intervenire bruscamente mentre stavo cercando di rincuorare l'allenatore e i nostri giocatori. Il mio motto è di iniziare subito a costruire. Ma poi ho capito cosa stava per accadere.

Le è stato subito chiaro che doveva intervenire in prima linea?

Ho superato deciso tutte le barriere perché non avevo dubbi: dovevo immediatamente fermare quei tipi aggressivi e distruttivi, altrimenti sarebbe successo qualcosa di molto brutto. Grazie al dialogo, generalmente costruttivo e basato sulla fiducia reciproca con la maggior parte della tifoseria organizzata, ho avuto la situazione sotto controllo abbastanza rapidamente, anche grazie all'aiuto di forze dell'ordine.

Sono riuscito a trovare il tono giusto in quella scomoda circostanza e contribuire al ritiro degli esagitati. Non ho bisogno di applausi per questo: è il mio dovere. Non voglio essere l'eroe di Berna, ma il sostegno di così tanti fan aiuta molto in questa situazione: l'intera faccenda mi è costata molta energia.

Domenica pomeriggio era in gioco anche l'immagine dell'intero club.

Se la situazione fosse sfuggita di mano, probabilmente, non avrei chiuso occhio quella notte. C'è un coinvolgimento incredibile da parte mia, perché sono impegnato anima e corpo per questo club e quindi anche con i suoi tifosi.

Il coinvolgimento personale è grande. Ma si tratta anche di un tema molto importante (quello della sicurezza allo stadio n.d.r.) e per questo motivo è un argomento molto discusso. Molte situazioni e persone vengono messe alla prova e la maggior parte dei fan ne è pienamente consapevole. È chiaro: mi assumo la responsabilità e non permetterò a nessuno di mettersi al di sopra del club, di calpestare letteralmente i nostri valori e di causare danni immensi.